Pappalardo non è d'accordo...
Pappalardo non è d’accordo…

Di EZIO SAIA

Spiegatemi come sia possibile che a centinaia di migliaia di italiani, forse milioni, che guardavano L’isola dei famosi *, che la seguivano, che se lo godevano senza rompere le palle a nessuno e in particolare a nessuna Tarantola, a nessuna generalessa Tarantola, a nessuna super Tarantola, proveniente da quel vero e proprio pollaio di purosangue d’Elite che è la banca d’Italia, la suddetta Tarantola abbia tolto e soppresso la suddetta Isola dei famosi. Oppure ce lo dica lei, somma Tarantola, supremo apice dell’élite culturale, dea delle dee, approdo estremo e superiore dell’evoluzionismo darwiniano. Ce lo dica perché – come Cesare col suo “veni, vidi, vici” – lei venne, vide e cacciò L’isola dei Famosi. Perché? Ce lo dica la Valchiria, la suprema presidentessa Tarantola! Non la faceva digerire? Le faceva venire la dissenteria? Dica, dica, gentile signora Tarantola!

Forse perché anni prima, a quanto ricordo, un’altra triade di professoroni, di civilissime teste, di altolocati e super acculturati Rotar-arrotini, da perfetti patrizi e patriziati culturali qual’erano, da perfetti baroni qual’erano, da perfetti rappresentanti dell’élite, dotati, quindi, di giuste, sante, adeguate puzze sotto il naso, calarono a Roma, per risanare una RAI in situazione fallimentare e, pure loro, vennero, videro e vinsero, imprimendo il loro marchio elitario con la cacciata dalla tivù di Stato, dalla gloriosa tivù di Stato, dalla colta e maieutica tivù di Stato, da quel tempio di arte e civiltà, la trasmissione settimanale IL BAGAGLINO. Quell’indecente, tremendo e volgarissimo programma comico-satirico IL BAGAGLINO!? Che fastidio dava il Bagaglino? Di quali peccati si era coperto? Era forse in passivo? No, era in attivo! E allora perché l’eliminazione? Forse dava sui nervi all’élite perché era seguito da un grande pubblico che, volgare qual era, si divertiva alle quelle gag, a quelle scenette, a quelle battute? Chiediamoci perché quel popolo doveva essere privato del suo spettacolo. Chiediamoci se ciò accadeva solo perché offendeva gli italici aristocratici nasi.

Cacciati i Bagaglini da quei gloriosi extracattedraticalprofessorissimi, le tivù berlusconiane si affrettarono ad ingaggiarli. Il programma emigrò integralmente dalla nuova RAI professorale (finalmente liberata e opportunamente disinfettata da quelle indegne cimici e dal loro indegno pubblico) alle tivù berlusconiane. Le elevate menti delle élite tirarono un bel respiro di sollievo; i tanti intellettuali dotati di giusta, santa e normalizzata puzza sotto il naso (magari quegli stessi che dalla RAI poppavano poderosi e immeritati stipendi o consulenze produttrici di elevati prodotti in passivo), pure. Respirarono i nasofini e probabilmente commentarono sprezzantemente che finalmente la spazzatura era finita dove meritava, ossia in quella discarica di banalità, creata dal Joker nonché piazzista Cav. Berlusconì. Peccato che i tempi abbiano promosso quel BAGAGLINO, presente per anni sulle tivù berlusconiane, e lodato alla fine, se pur a denti stretti, anche da una parte dell’Elite! Ma che importa, i delicati Nasi dell’Elite alzarono le spalle e affilarono i loro lunghissimi nasi, pronti a continuare la loro santa e crociata contro altri bagaglini, bagaglioni e bagagliacci perché lo sanno bene quei nasofini che questo pezzente e incolto popolo lumpen, un Bagaglino lo fa e cento ne pensa! Quanta fatica la nostra eccelsa SOCIETA’ CIVILE! Così Pura e Disinteressata! Sempre e solo per il NOSTRO BENE!

Ma riprendiamo il pressante nonché etico interrogativo e allora ce lo dica Lei e ce lo dicano quelli come lei, quelli che sentono sotto il delicato e nobile naso una tale puzza, da non potere resistere! Ci raccontino di quella puzza, così tragica, così insopportabile e tremenda indurre lor signori a castigare quelle centinaia di migliaia di italiani, che – ripeto – non rompevano le palle a nessuno e non chiedevano finanziamenti a nessuno: non alla Tarantola, non all’ente spettacoli vari, non all’ente per la salvaguardia dei bachi da seta, non a quello per la protezione delle marmotte, non all’ente tartufi grigi, non a quello conigli e robinie selvatiche, non a quello teatri di prosa e teatri lirici, ecc., ecc. Insomma, a nessuno. Si guardavano i loro Bagaglini, si guardavano le loro Isole dei famosi e stop. Ci dicano i nasofini perché odiavano così tanto quello spettacolo, ci dicano che fastidio dava ai loro finissimi nasi. In definitiva per non vedere quello e altri simili obbrobri, non bastava alzare il ditino e pigiare un tastino? Perché eliminare quei programmi? Perché chi li guardava erano cittadini di serie B? Per rompere le palle ai cittadini di serie B? Forse che i milioni di volgari e incivili cittadini di serie B sono entrati in casa della Tarantola a spegnere i suoi programmi perché a loro non piacevano? E’ una nuova forma di discriminazione? Il fatto è che LORO hanno la sciocca e superba presunzione di sapere CIÒ CHE BISOGNA VEDERE E NON VEDERE! Non solo lo sanno ma, dal PONTE DI COMANDO, LO IMPONGONO. La fanno perché questa è la loro malattia. Una malattia grave che si chiama superbia intellettuale. Che si chiama odio per la democrazia. Che considera quei cittadini, cittadini di serie B, perché non soddisfano i loro standard, che porta a considerare se stessi, i cittadini colti, i cittadini intelligenti, i cittadini di serie A, i cittadini più cittadini degli altri, i cittadini e più uguali degli altri. Proprio come i MAIALI de La FATTORIA DEGLI ANIMALI.

Insomma siamo in tanti in questo mondo e in questa Italia; tutti diversi fra loro, tutti con gusti, stili di vita, preferenze, distrazioni differenti fra loro; ma questa è la ricchezza della democrazia vissuta come democrazia con tutti e in tutte le circostanze. Forse qualcuno pensa che siamo troppi e non si limita a pensarlo ma giudica le diversità con disprezzo come cimici da colpire, modificare, estirpare, soprattutto quando sono politicamente silenziose e apatiche, soprattutto quando assomigliano alla famigerata “maggioranza silenziosa,” soprattutto quando sono Lumpen. Marx e i marxisti detestavano il proletariato lumpen. Forse avevano paura della loro “vastità”. La temevano tanto che puntualmente li accomunavano a ladri, magnaccia e prostitute. Era una maniera per discriminarli e per dimenticarseli. Punge in profondità Calasso quando, a pagina 340 del suo La rovina di Kasch scrive: “L’acido prussico di Stirner, se assimilato anche in dose minuscola, sarebbe bastato a dare spasmi irrevocabili al torso possente dell’Operaio, desolante figmento antropologico su cui Marx Engels avrebbero costruito le loro pratiche, prima che fervidi “ingegneri delle anime” li sostituissero all’opera. Nelle colate di piombo del libro di Stirner, nelle sue ossessive ripetizioni e nei suoi indecorosi argomenti, Marx-Engels, che intendevano ormai parlare per tutta la massa dei proletari, videro sollevarsi davanti ai loro occhi un’altra terribile massa: non quella disposta da Pellizza da Volpedo marciante fiera a farsi fucilare da ufficiali baffuti. Ma l’infernale informe agglomerato degli straccioni, degli esseri irriducibilmente vagabondi, incapaci di fedeltà a una classe, sradicati da prima della nascita, convulsi, inarticolati, irrispettosi odiatori del lavoro e della dottrina,quella che dai giornali veniva definita con un brivido di sgomento la “schiuma della società”. Era il sottosuolo che si scoperchiava; e l’esercito di riserva delle larve minacciava di soffocare i proletari prima che i proprietari riuscissero a soffocare i borghesi”. A loro non va che la gente sia com’è perché dev’essere come vogliono LORO. Da “Questo è l’Uomo!”, a “QUESTO DEVE ESSERE L’UOMO!” e, se l’uomo non è come hanno vogliono loro, allora è un uomo sbagliato e, se è sbagliato, bisogna curarlo. Magari in manicomio.

Ma forse chi sbaglia sono io! E’ ovvio che LORO, LA NOSTRA AMATA SOCIETA’ CIVILE, potevano pigiare il tasto e cambiar canale! Ma LORO CI AMANO! LORO lo fanno SOLO PER IL NOSTRO BENE! Perché noi siamo ignoranti e ingenui, perché gli sbagliati siamo noi e non certo l’eccelsa SOCIETA’ CIVILE. Noi siamo sbagliati! Ci danno il Bagaglino e ce lo prendiamo, ce lo tolgono, diciamo “Peccato” e via così senza lagne, proteste o piagnistei. Non facciamo neppure un girotondo di protesta: NOI SIAMO SBAGLIATI! NOI SIAMO L’AMORFO LUMPENPLORETARIAT! NOI SIAMO PRIVI DI NERBO E DI COSCIENZA CIVILE! NOI SIAMO LA DETESTABILE MAGGIORANZA SILENZIOSA DI NIXON.

HO ESAGERATO? Se ho esagerato chiedo scusa e per espiare mi rinchiuderò in una gabbia allo zoo a grattarmi le pulci e a mangiare ghiande, come si confà a un incivile che non si prostra alla maestà della nostra etica società civile! Ma anche se ho esagerato, insisto. Leggevo da piccolo, leggevo da meno piccolo e c’era sempre qualcuno che mi diceva cosa dovevo leggere, cosa dovevo provare, quali emozioni erano da ricercare e quali da fuggire. Dal sistema scuola e società si diffonde un morbo che colonizza tutti. C’era e c’è sempre qualcuno che, a guardia della nostra salute morale ed estetica, a guardia della nostra civiltà, ci dice che quel film, quella trasmissione, quel libro, sono capolavori, mentre quegli altri sono una vergogna per chi li guarda o per chi li legge. Che Via col vento era ed è spazzatura, che Lettera di una novizia di Piovene era ed è pura arte. Guai a leggere Tex Willer! E non parliamo poi dei film di quel conservatorone e fascistone che era Walt Disney.

Ricordo quando tutti i fumetti erano aut e molti, oltre che aut, erano immorali, americanate, indecenti, barbari. E non solo i fumetti! Barbarie tutti i fotoromanzi, le canzoni di Rita Pavone e quelle Beatles sporchi e cappelloni. Non c’erano i Reality ma c’erano i libri rosa e i libri gialli, tanto popolari quanto detestati dalla società colta e civile. E c’era quel campione di superficialità culturale, quella famigerata Reader’s Digest, che mio padre leggeva dalla prima all’ultima riga, anche se doveva continuamente difendersi dai pochi elitari che frequentava che, dall’alto della loro laurea e della loro civiltà, condannavano senza appello quel suo vizio di legger “bignami” e ai quali, senza scomporsi, rispondeva che i testi delle inferiori sono bignami di quelli delle superiori e questi bignami di quelli universitari e che comunque era preferibile sapere qualcosa sul Beato Angelico dal Reader’s che non saperne nulla. Non so se usava proprio il termine “bignami” ma il senso era quello. Anch’io cominciai a leggere il famigerato Reader’s e sul Reader’s e, oltre che sulle sequoie, sui sottomarini, sulle alghe e su un’infinità di altri argomenti, seppi dell’esistenza di Wagner, di Paolo Uccello e, appunto, del Beato Angelico. Nomi di cui non sentii più parlare né negli otto anni di Scuole Medie né nei cinque di Politecnico né nei quattro di Filosofia. Quella era la società civile e morale di allora.

Non so come vadano le cose oggi nelle scuole, ma so che esiste una società autonominatasi “società civile” che esulta quando una signora, proveniente da quell’élite che è la Banca d’Italia, caccia dalla tivù di stato una trasmissione vergognosa come L’ISOLA DEI FAMOSI o quando un’altra triade, altrettanto elitaria, ma forse di origine bocconiana o rotariana, caccia l’altrettanto vergognoso BAGAGLINO. Odioso è l’esercizio di una cultura egemone del gusto, odiosa una cultura egemone organizzata in architetture di potere. Non parlo della luna ma di quel sistemi di élite, per i quali la cultura e l’arte sono cosa loro, come è cosa loro erigere bastioni e mura per proteggere la LORO civiltà dall’incombente invasione dei barbari. Non mi riferisco solo e genericamente a un’arte impegnata e partigiana ma a una meschina grammatica di premi e sanzioni che, ai miei tempi, iniziava dalle scuole, dove si cominciava a sanzionare lungo il percorso istituzionalizzato della letteratura. E’ mai possibile che un allievo venga sanzionato perché non dichiara l’arte suprema de I promessi sposi? Era ed è insensato ma accadeva. Accadeva che gli insegnanti sanzionassero il gusto estetico e lo ritenessero “cosa giusta”. Accadeva che si giustificassero richiamandosi a un fantomatico concetto di maturità, secondo il quale, se un allievo è così esteticamente immaturo da non dichiarare la somma arte di un tale capolavoro, allora è giusto che venga sanzionato e risanzionato in attesa che la nespola-allievo maturi nella paglia giusta e finalmente lo dica che il MANZONI è sommo perché la virgola che ha messo a pagina sedici è perfetta, perché tutte le sue virgole sono perfette, perché tutte le sue frasi sono perfette, perché tutto il romanzo è perfetto, perché TOLSTOJ è uno scribacchino che scriveva per le serve, perché questo è ciò che la società, impersonata dal docente di lettere italiche, si aspetta da lui, perché Manzoni è Dio.

Non a caso ho fatto il nome di Rita Pavone. L’ho fatto perché c’è stato in passato chi, pur dichiarandosi per una società etica e colta, per un popolo etico e colto non si fece per nulla culturalmente intimorire da élite culturali e nasofini elitari.  Non abbiamo dimenticato come in passato l’élite degli intellettuali di sinistra fosse ostile alla musica leggera e ricordiamo come quella stessa élite sia stata strapazzata da Togliatti, da quel Togliatti segretario del partito comunista, che, di fronte ai loro nasi così aristocratici e sensibili alle puzze emananti dalla cultura popolare, alle puzze emananti dai diletti del volgo, dalla musica del volgo, dalle letture del volgo, ricordò che i loro giovani, i giovani del popolo, i figli degli operai volevano le canzoni di Rita Pavone, che il popolo voleva ballare con le canzoni Rita Pavone, che la cultura popolare voleva Rita Pavone. Una diversa definizione dei confini di ciò che è arte? Un atto di insofferenza verso i troppo coccolati  intellettuali? Una lezione di civiltà a quei nasi aristocratici e lunghi come il naso di Pinocchio? Una lezione di democratica modestia a quei nasi poderosi delle élite che vedevano minacciate la plance di comando e che comunque dovevano reagire con sdegno prima di subire una muta gattopardesca?

Ma cos’è questa società civile?
Ma che è questa società civile, autoelettasi civile? Se la sono mai posta questa seriamente questa domanda coloro che se ne sentono parte, che la citano e la inalberano come un vessillo contro l’innominabile società incivile? Si sono mai chiesti se non sia altro che una società elitaria e moralmente egemone, quella stessa che sotto varie forme in ogni età e situazione sociale cerca di emergere e di egemonizzare moralmente e culturalmente la società? Se non sia, ad esempio, la degna versione modernizzata di quella società che spadroneggiava nell’Inghilterra vittoriana, post vittoriane e che è riuscita a distendere le sue lunghe propaggini protettive fin al secondo dopoguerra? Che non sia sotto nomi diversi quella stessa che fu di volta in volta paladina dell’alta funzione civilizzatrice della civiltà occidentale e della sua alta funzione moralizzatrice! Quella stessa che celebrò l’imperialismo, quella stesso che portò, anche con la violenza, la parola di Dio ai pagani e ai selvaggi, quella stessa che si sottomise ad adorare il DIO-NAZIONALISMO, quella stessa che condannò a umiliante galera Oscar Wilde, quella stessa che condannò l’alta immoralità gay del matematico Turing! Quella stessa che lo processò e lo condannò alla castrazione chimica, inducendolo al suicidio!

Umiliamoci noi incivili di fronte a sì grandi civili ed etiche teste e ricordiamoci sempre che quel maledetto Turing, essere contro natura, era, sì, un grandissimo matematico, aveva, sì, salvato l’Inghilterra e il mondo, guidando l’equipe di matematici che aveva decifrato i codici nazisti, che aveva, sì, elaborato quel ciclo operativo conosciuto in tutte le civiltà scientifiche come Macchina di Turing, ma era anche un maschio degenerato, un maschio contro dio, contro natura e contro civiltà. Un maschio che si accompagnava sentimentalmente e sessualmente con un altro maschio e non come prescrivono morale cristiana, morale naturale e morale civile, con una femmina. E allora riconosciamola la grandezza della società civile, riconosciamola in una delle sue elevate espressioni, riconosciamola in quel premio Nobel col quale il civilissimo Nobel, volle fosse esaltata non solo l’arte ma l’unione morale e indissolubile fra idealità e poesia!…

Inchiniamoci ad adorare le teste somme che celebrano l’alta arte vivificata dagli alti ideali! Inchiniamoci all’istituzione ACCADEMIA SVEDESE dispensatrice di Nobel che lassù nelle supreme altezze dove anche l’ossigeno scarseggia, è chiamata all’altissimo ufficio di celebrare il mistico matrimonio fra etica e arte. Ammiriamo come l’altissimo compito sia stato portato gloriosamente a termine. Ammiriamo come il nostro Carducci, di nome Giosuè, sia stato premiato perché mangiapreti in epoca di egemone cultura liberale e mangiapreti. Ammiriamo come sia stato premiato la sommo vitalistica arte di Hansum in epoca di egemone vitalismo. Ammiriamo come sia stato premiato l’imperialista Kipling in epoca in cui l’imperialismo era alta missione religiosa, civile e morale. Ammiriamo come quello stesso mistico premio sia stato negato a quei porcelloni di Moravia e di Joyce e non lasciamoci afferrare dal dubbio che quei supremi accademici abbiano confuso l’idealità con la morale alla moda.

MODA!? Mica si sta parlando della Milano della Moda? Di quella scandalosa “Milano da bere”?

Il caso della Milano da bere è paradigmatico. Certo nella ‘Milano da bere’ esistevano stelline, indossatrici, stellette, esibizionismo, nottate, night club, smargiassate. Certo esistevano anche ‘volgarità’ ed esagerazioni ma le ‘volgarità’ e le esagerazioni della “Milano da bere”, che caratterizzavano l’ambiente delle sfilate, delle promozioni e accompagnavano il nascente mondo della moda, un’economia emergente, ricca di marchi, di invenzioni, di nuovi e pregiati lavori e di alto artigianato che creava lavoro; ricchezza grandi numeri e lavori ben remunerati, non erano le stesse ‘volgarità’ e le stesse esagerazioni che, immortalate da Fellini col nome DOLCE VITA, aveva caratterizzato la fiorente produzione cinematografica italiana del dopoguerra? Eppure un’aria di nobiltà culturale copre le une è un’aria di indecenza copre le altre, anche se la “moda” di quella “Milano da bere”, coi suoi contorni di puzzolente indecenza per nasofini, portava (e porta) ricchezze, sfilate, marchi, turismo commerciale e tiene oggi, come teneva allora, alto il nome della creatività italiana nel mondo. A luglio lo stilista ARMANI ha compiuto ottant’anni! Buon compleanno signor ARMANI!

* Nel 2013 è stata annunciata la definitiva cancellazione dell’Isola Dei Famosi dai palinsesti della TV pubblica italiana per esplicito volere del nuovo presidente, Anna Maria Tarantola: secondo la Tarantola infatti il reality era un programma non in linea con la missione di servizio pubblico dell’azienda.

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