Antonio Bux, poesia in morte del poeta Leopoldo María Panero (16 Giugno 1948 – 5 Marzo 2014)

Leopoldo María Panero
Leopoldo María Panero

Di ANTONIO BUX

6 Marzo 2014

Corriendo tontas noticias en el día 
facebook sexto marciano de invierno 
he leído que el más gran poeta de la tierra
Leopoldo María de años casi 66 
en la incumbencia de convertirse en lleno 
número de su señor ha decidido 
dejar sus queridos bastardos vecinos 
con un puñetazo de mosquitos en la mano caída.
Hoy el agua no corre y queda estanca en los tubos 
y los raptos ruegan a la alcantarilla y la peste crece de las arañas 
porque hoy las tinieblas les hacen ilusión a la tierra 
mientras el fantasma Panero vaga riendose 
y meando por el mundo sus paredes diferentes.

Scorrendo stupide notizie nel giorno
facebook sesto marziano d’inverno 
ho letto che il più grande poeta della terra
Leopoldo María di anni quasi 66
nell’incombenza di diventare pieno 
numero del suo signore ha deciso
di lasciare i suoi cari bastardi vicini
con un pugno di mosche e la mano caduta.
Oggi l’acqua non scorre ma ristagna nei tubi
e i ratti pregano la fogna e la peste cresce dai ragni
perché oggi le tenebre fanno gola alla terra
mentre il fantasma Panero si aggira ghignando
e pisciando sul mondo le sue pareti diverse.

Antonio Bux, da 23 (fragmentos de alguien), inedita.

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4 pensieri riguardo “Antonio Bux, poesia in morte del poeta Leopoldo María Panero (16 Giugno 1948 – 5 Marzo 2014)

  1. grazie per il pensiero. RIP Maestro.

    Una sua poesia da me tradotta:

    DISCESA NEL MERKABA

    Scenderemo insieme ad esplorare
    gli angoli del fallo
    quando arriverà l’ora finale, quella di orinare
    sul bordo del sepolcro, l’ora di orinare
    sulla carta, e sentire come una pistola
    il rumore dell’orina sulla tazza
    e l’escremento ballare sulle mie tempie.

  2. Caro Bux, visto che ha scritto qualcosa sulla Ruggeri, Le dono questi miei versi:
    ——————————————
    Nostra Signora dei Lamenti

    ach, claudia… ruggeri…
    vediamo un po’ di renderTi – immortale!

    Barocca è la Sposa dei Lamenti, questa sera!

    In polvere di tufo ruggisce il favonio:
    secca il suono dei Tuoi versi
    e i detriti pagani di angelica pietra,
    ma il tuo carro avanza a malincuore,
    non vuole che il volo sia senza nastri e fiori!

    E come somiglia la Tua voce a quel naso amato…
    accendimi la conoscenza, donna, dalle miniate labbra!

    Che Io… non Ti conobbi io, e non mi pento!
    E come profuma la Tua caduta sulla soglia acrobata!

    Non so quale maggiore inferno hai scelto
    e perché nessun Bene ti chiamò…

    Come siamo folli, noi, della – FINISTERRAE!

    antonio sagredo

    Vermicino, 13 luglio 2010

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