La poesia e la mancanza di gusto di una campagna di marketing. Una riflessione di Francesco Terzago

5 pensieri su “La poesia e la mancanza di gusto di una campagna di marketing. Una riflessione di Francesco Terzago”

  1. La campagna si rivolge proprio a quel 95% degli aventi “una bella anima”. Bell’articolo anche se riguardo alla campagna di marketing non parlerei di “buon gusto” o “cattivo gusto” perché il marketing è di per sé, amorale.

    1. Julian, giudizio estetico e giudizio etico sono comunque in due sfere semantiche diverse. QUESTA pubblicità fa cagare e basta. Ci sono pubblicità ben fatte, magistrali, perfino esaltanti, e altre orrende, fastidiose e stupide. E poi non sarei così lapidario nell’usare il termine *amorale*. Se ragiono “per tale ideologia”, posso essere “costretto” a pronunciarmi così, Ma se invece ripenso alla pubblicità in termini meno astratti e più concreti, posso vedere come essa rientra all’interno dell’essenza più intima dell’uomo, lo educa, lo diverte, lo informa e lo rende, per certi versi, libero. Direi che è quasi l’opposto di *amorale*, anzi, è o dovrebbe essere, profondamente responsabile e responsabilizzata. Diverse sono le condizioni immanenti invece in cui il pubblicitario si trova ad operare. Li saltano fuori le magagne….

  2. I veri amanti della poesia non si nascondono dietro un nome.
    Il delirio di marketing in questa campagna raggiunge livelli imbarazzanti. Che poi, fregiarsi del titolo di Poeta serve giusto ai non-poeti per illudersi che la poesia sia cosa semplice.

    Cosa ho imparato in questi anni? Che la comunione, o attitudine, con la poesia spesso e volentieri è una maledizione e che dietro una manciata di parole ci sono vite intere e battaglie eterne.

    Piaciuto molto, l’articolo. A rileggerti –

  3. Completamente d’accordo sulla “bruttezza” denunciata al punto1. Di conseguenza penso che il cosiddetto target sia proprio quello individuato al punto 2, cioè “quelle persone che vedono la poesia come una pratica catartica e auto-assolutoria, una sorta di auto-terapia, hobby, sfogo”.
    Detto questo, penso che sia senz’altro vero che per avvicinarsi alla poesia occorrano ” i necessari strumenti critici”, l'”umiltà e amore per le cose del mondo e le persone”, non credo affatto necessaria “purezza d’animo” e nemmeno necessario il “tentativo di rifiuto dell’homo faber e della ‘Società dello spettacolo’”, anzi.
    Collegandomi ai commenti, penso infine che “amorale” non assuma necessariamente una connotazione negativa, e che possa esistere, e sia poesia, anche una poesia amorale.
    Ciao!

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