Lezioni di Critica Impura: lavorare nelle tenebre /2

Blanchot e Levinas
Blanchot e Levinas

Seconda puntata dell’incontro – lezione di Critica Impura svoltosi il 15 gennaio 2013 a Roma, presso la Scuola Internazionale di Comics.

Intervengono Sonia Caporossi e Antonella Pierangeli di Critica Impura.

Introduce Alda Teodorani.

Riprese Video di Pamela Garberini.

Musica dei Void Generator.

Argomenti della seconda puntata: 

– la responsabilità della scrittura;

– l’esempio critico di Maurice Blanchot;

– la domanda preliminare dello scrittore: “ho da dire qualche cosa?”;

– l’importanza della preparazione teorica per il lavoro del critico;

– esiste un canone letterario valido?;

– i generi letterari in senso estetico filosofico non esistono.

A cura della Redazione

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4 pensieri riguardo “Lezioni di Critica Impura: lavorare nelle tenebre /2

  1. Ciò che Sonia descrive nell’ambito della letteratura, questo continuo processo di innovazione che a sua volta si fa canone, è un meccanismo che riguarda tutti noi, nella nostra realtà psichica: ogni nostra acquisizione di coscienza tende inevitabilmente a “normalizzarsi”, a diventare “automatismo”. Il compito allora, nella vita, come nella scrittura (letteraria/poetica o critica), che ne è una manifestazione di non poco conto, è proprio quello di continuare a interrogarci, a metterci “in crisi”, ogni volta che ci sentiamo troppo di casa in qualche territorio. Continuare dunque a cercare quelle “tenebre” di cui parlava Blanchot per non essere accecati da una luce ormai appiattita.

  2. “non è canone solo ciò che sembra norma ma è canone anche ciò che sembra avanguardia, perché lo diventa in pochissimo tempo”:

    come se ne esce? qual’è l’alternativa se c’è? la terza via? mescolare le due istanze di tradizione e avanguardia? considerare la ricerca un’elaborazione estenuante partecipando a questo gioco interminabile di periodo in periodo? perché il tutto rischia di farsi frustrante: sembra di esercitare una “libertà” dentro una situazione che ci imprigiona: quanto la nostra civiltà può reggere questo “gioco”? quanto questa condizione dialettica è moderna e quanto è legata a ogni civiltà?

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