Contesto di comprensione: rivoluzione delle Avanguardie e urto spaesante

6 pensieri su “Contesto di comprensione: rivoluzione delle Avanguardie e urto spaesante”

  1. L’argomento mi interessa. Avevo mosso critiche sulla parte precedente e in parte questa terza parte mi dà ragione. Continuo a credere nella libertà dell’artista, anche se capisco che si possano avere altre opinioni, come quelle di Saia, anche se mi rendo conto che molti autori hanno bisogno non solo di regole ma di catene, e che in mancanza delle prime si impongano da sole le seconde.
    In pratica viene detto che le prove migliori il romanziere o il compositore le realizzano in tempi di difficoltà. Non sto a elencare i numerosi esempi che danno ragione a questa tesi; la stessa Divina Commedia è stata composta in tempi molto difficili per Dante. Una cosa, però, sono le difficoltà, un’altra le censure e le autocensure.
    Saia fa parlare Stravinskj, il quale, nel suo trattato di poetica, dichiara di non essere terrorizzato davanti a un foglio vuoto, solo perché ha a disposizione un sistema con le sue regole. Viene detto che anche Calvino la pensava così, che è più libero l’artista che a priori si impone regole.
    Posso pensare che in realtà tanto Calvino che Stravinskij in realtà non parlano di censure o di autocensure ma semplicemente dei vincoli che impone il linguaggio che devono usare, dei vincoli che impone la trama che hanno scelto.
    Dobbiamo pensare che gli artisti ‘pigri’, quelli che non sono capaci di imporsi regole e vincoli, tutto sommato, riescano a produrre solo sotto censura o pesanti condizionamenti? Sembra quasi la tesi che emerge dalle loro riflessioni poetiche. Certamente poeti satirici, come il romano Trilussa, e in genere tutti i poeti satirici, si espressero e si esprimono ancora con tanta più arte quanto più vengono pressati. Forse non avremmo avuto il dottor Zivago, se Pasternak non avesse vissuto in tempi così ferocemente repressivi verso la dissidenza. Questi sono esempi, argomenti a favore della tesi di Saia ma siamo lontanissimi dal convalidare una tesi di opposizione alla ‘mitica libertà dell’artista. …
    Sono convinta che nella Russia sovietica, come nella Germania nazista, molti artisti non riuscirono a esprimersi. Non possiamo certo sapere quanti. Né possiamo sapere chi non si dedicò né alle lettere nè alla filosofia né alla musica proprio perché non ispirato dalla situazione. O quante opere non vennero neppure cominciate perché non avrebbero trovato editori.
    Le avanguardie furono, e sottolineo il ‘furono’, soprattutto una rivendicazione di libertà. Senza quella conquista , senza il committente laico o religioso, che ti suggeriva, ti obbligava le presenze e le posizioni, finalmente ci fu quell’autoaffermazione che liberò l’arte e gli artisti. Moltissimi risposerò all’appello e si ritrovarono in quella libertà.
    L’articolo, anzi gli articoli sono buoni, più il primo sulle metafore che il secondo e il terzo. Concordo sul cliccare su “mi piace “ perché l’ho fatto anch’io, perché l’articolo mi piace anche se non ne condivido le tesi. Penso che molti abbiano apprezzato le argomentazioni ma non credo che tutti i “mi piace” condividano le tesi. Qualcuno approva le mie critiche e pensa che siano motivate?

  2. Inoltre condivido l’opinione, che penso sia stata comune a filosofi come Heidegger , Adorno e Vattimo, che l’opera d’arte non debba tranquillizzarci ma urtarsi e spaesarci. Insomma deve scuoterci, scrollarci, farci risvegliare dal nostro ‘Sommo dogmatico. Non dico che debba essere impegnata, ma…. Deve buttare un occhio critico sulla realtà? Deve farci prendere posizione? Certamente non credo che debba solo presentare. L’arte è un tranquillizzante? Deve dire “Vi presento le cose” e basta? Non oso prendere una posizione decisa ma propendo per lo spaesamento.

  3. Cara Giovanna, quando dici “Posso pensare che in realtà tanto Calvino che Stravinskij in realtà non parlano di censure o di autocensure ma semplicemente dei vincoli che impone il linguaggio che devono usare, dei vincoli che impone la trama che hanno scelto.”, cogli esattamente il punto della questione a mio parere, il quale, beninteso, non è affatto in contraddizione con le affermazioni di Saia riguardo la necessità di disporre di regole nell’atto della creazione dell’opera d’arte (e si badi bene: ho detto disporre, altra cosa è usarle).
    Il fatto è che occorre affermare con saldezza la necessità di un sistema di regole e di prassi operative riguardanti eminentemente la questione della forma nei fatti d’arte. Perché qualsiasi discorso può parlare d’amore, ma una poesia che parla d’amore si differenzia da “qualsiasi altro discorso” in quanto frutto di un atto di poiesi consapevole che utilizza un contesto di comprensione ben definito e adorno all’uopo. E a ben vedere, tale concetto coinvolge eminentemente la forma, ma secondariamente il contenuto.
    Altrimenti cadremmo nella convinzione romantico – ingenua, propria della massa dei fruitori, che ad esempio Leopardi pensasse a Silvia intimamente quando ne scriveva tale da provare per essa esattamente il sentimento descritto all’interno della poesia.
    Leopardi era un poeta: ad un poeta si richiede l’universalizzazione del sentimento descritto, non la particolarizzazione impoetica dello stesso.
    A ben vedere, questo sistema di regole dalle quali le avanguardie, per atto di differenziazione in genere e specie, non furono esenti, genera proprio la libertà e l’autonomia intrinseca dell’opera d’arte, per quanto la parola “regola” possa risultare indigesta costrittiva a causa di un malinteso epocale che non ne coglie appieno le sfumature . Di più: l’opera d’arte ci urta, ci spaesa, ci risveglia proprio seguendo una prassi urtante, spaesante, risvegliante, il suo sistema di regole interne preposte. A livello sociologico, c’è arte “contro” e arte “pro”, ma non tutta l’arte, come pensava Foucault, è contro, c’è anche l’arte pro, fenomenologizzata a sufficienza in modo evidente. Dipende dalla fase storica e dalla sponda. A ben vedere, la questione sociologica che ritiene l’arte “contro” autonoma e l’arte “pro” serva del Sistema è erroneamente posta, in quanto l’arte “contro”, a sua volta, soggiace a un sistema di potere ideologizzato a sua volta, semplicemente cambiato di segno.
    Questo è ciò che penso io, salutando cordialmente e ringraziando dello splendido spunto di dibattito
    Sonia Caporossi

    1. Certamente l’impressionismo francese favorì in tutto il mondo una vera esplosione artistica. Non sono certo io a negarlo. Certamente il nuovo linguaggio, la nuova libertà, con le nuove regole favorirono l’emergere di nuovi artisti che nel Vecchio linguaggio non si sarebbero espressi. Questo non lo nego affatto ma qui l’argomento è il contesto di comprensione e nell’articolo cercò di spiegare quanta importanza abbiano dato gli artisti delle avanguardie alla spiegazione dei loro nuovi linguaggi per non perdere il contatto con chi li guardava, li leggeva e ‘doveva’ capire le nuove forme con cui l’artista si esprimeva.
      Riguardo alla questione della libertà dell’artista ebbene sì, penso che qualche artista la sopporti, qualche altro, come Stravinskij la tema e qualche altro, come pare sia capitato a Fellini, ne abusi, perdendo il contatto non con la realtà ma con il linguaggio, con il simbolismo, con le concatenazioni che rendevano i suoi film così favolosi, immaginifici e nello stesso tempo tanto umani da parlare un linguaggio di verità compreso dagli spettatori. A un certo punto della sua storia d’artista, lamentano i suoi collaboratori, cominciò a rifiutare i consigli dei suoi autori e a lasciare libertà incondizionata alla sua fantasia. Ciò che creò, permettendo alla sua fantasia di espandersi oltre ogni possibilità comunicativa, non venne percepito come verità. Ciò che creò era, come direbbe Wittgenstein, scritto in un linguaggio così privato da essere comprensibile solo a lui. I suoi simboli si completavano nel suo mondo fantastico, ma quel mondo era accessibile solo a lui e non agli spettatori.
      Anche lo stesso Michelangelo ha lasciato nelle sue lettere testimonianza dell’utilità delle discussioni avute con cardinali e committenti che intervenivano tanto nella progettazione che nella esecuzione delle sue opere. Certamente tali interventi avevano aspetti censori ma ciò che fa intravedere Michelangelo è la loro operatività come “levatrici” che favorirono l’esplicitarsi di certi aspetti, presenti in lui ma ancora nebulosi, ossia non ancora presenti secondo”forme”. Forse l’immagine dell’ostetrica, proprio nel senso evocato da Platone, e ci agevola a comprendere i rapporti fra l’opera dell’artista e quella suoi critici-consiglieri-censori.
      Certamente ogni artista è favorito se riesce a porsi il problema del linguaggio con cui parlare, delle forme e dei simboli di cui servirsi, di quel più o meno grande contesto di comprensione che rendono comunicabile la sua opera.
      Detto ciò concordo coi dubbi e gli interrogativi della Signora Giovanna, anzi li condivido. Come condivido il commento, puntuale e centrato come sempre, della Signora Caporossi.

      1. Riguardo al secondo punto sollevato dalla signora Giovanna ho poco da dire. Ciò che penso è che nessun guru o filosofo ha il diritto di dire ciò che l’artista deve fare. Se deve urtare o tranquillizzare o stupire. Soprattutto, non ha il diritto di condannare o squalificare l’opera altrui se non è impegnata in quel certo senso che lui vede giusto, o se presenta gli eventi senza prendere posizione verso una delle parti in causa. L’ostentata provocazione delle avanguardie non era solo dimostrazione di libertà, ma aveva anche un fine: nel suo effetto disorientante, respingente, fastidioso, irritante, arrogante molesto, era anche conforme a quel ‘brutto’ vero a quel ‘primitivo’ vero di cui l’arte ‘bella’ seduttrice, armoniosa simmetrica levigata aveva, a loro avviso, irretito e falsato.

  4. ogni avanguardia poi diventa conservazione,e oggi reiterare modi artistici visuali-sonori delle avanguardie è attaccamento al passato….bisogna guardare al qui e ora,alla rottura tecno-ontologica che il nostro presente mostra a chi hà occhi per vedere,la prima vera rottura-salto tecno-ontologico-artistico perchè gli strumenti usati ,dalla cosidetta arte elettro-numerica e tecno-logica in generale (l.e.d.,ultravioletti,infrarossi ecc) sono completamente diversi-nuovi,strumenti che non sono un nuovo linguaggio,non hanno messaggi soggettivi da dare,ma mettono in atto uno s-velamento (heidegger-costa) dell’essere perchè è un arte vivente,come vivente è l’elettro-numerico (mcluhan-pitagora-platone) quest’ultimo intuì nel timeo,che la base del kosmos era formata da triangoli-rettangoli : gli attuali pixel del p.c.m. infatti sono invisibili rettangoli che diventano, al tracciare di una curva sul monitor del p.c. che li divide in due dei triangoli . il fare arte con le attuali tecnologie,diventa una vera indagine scientifica,tecknè ora è compiutamente arte-scienza…..l’attuale sistema dell’arte visiva-musicale ancora guarda al passato, anche per interessi di profitto,di egemonia di caste ecc… le provocazioni dell’arte impegnata sono inscritte nel gioco dei poli, senza contare che alla fine i ribelli sono diventati famosi e anche ricchi.la nuova arte invece supera questa ambivalente dialettica attraverso la condivisione gratuita delle creazioni artistiche non è nemmeno una negazione della negazione,ma un superamento reale della logica bi-polare in questo campo. il modo migliore per comprendere che il nuovo in arte lo diede adorno, quando gli artisti non sono ancora consapevoli del loro operare allora quello è il segno della vera arte con-temporanea,che non è come crede sgarbi la presenza ancora oggi di opere artistiche del passato, ma la temporaneità delle tecniche che sono,come tutto,in divenire.la nuova arte è oggettiva proprio come ogni scienza è……..tra l’altro e paraddossalmente, le avanguardie credevano di liberarsi dalla bellezza-sublime attraverso la macchina, oggi una macchina-computer la / lo ricrea in modo reale-virtuale proprio come la stessa realtà naturale che noi crediamo solida-determinata -tangibile ai nostri sensi, pura funzione d’onde elettromagnetiche: luce quantica. il prossimo computer forse sarà proprio basato sù questo tipo di energia-luce.

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