La questione del destinatario nelle fiabe di Perrault

Illustrazione di G. Doré per Il Gatto Con Gli Stivali

di MAURA MASCHIETTI

Il passaggio di destinazione dall’adulto al bambino caratterizza l’evolversi della fiaba, nel corso dei suoi attraversamenti spazio-temporali. Se nel Cunto de’ li Cunti di Basile la fiaba era una forma di intrattenimento per adulti il passaggio al pubblico infantile avviene dopo, con la scoperta del mondo infantile ed il suo progressivo differenziarsi dal mondo adulto. Questo fenomeno, piuttosto recente, rispetto alla storia del genere, inizia solo nel XVII secolo, quando il bambino diventa oggetto di interesse, parallelo al costituirsi della famiglia borghese. La nascita della letteratura per l’infanzia coincide storicamente con l’affermarsi, presso le classi più elevate di un nuovo modo di concepire l’infanzia. Nel corso del Seicento, infatti, non solo muta il sentimento per il mondo dell’infans, ma, il problema dell’educazione viene affrontato da moralisti ed educatori, preoccupati di fornire principi pedagogici conformi alla Modernità. Nell’ambito di questo nuovo clima culturale si afferma una letteratura pedagogica infantile distinta dalla letteratura per adulti. Se in Basile il bambino è ancora confuso con il popolo, in Perrault e nei Grimm cambia la qualità e la connotazione individuale delle figure infantili. Così la fiaba, progressivamente depurata da temi proibiti, presenti in Basile, si inserisce in quel processo di civilizzazione, dove alla regolamentazione degli affetti e dei costumi corrisponde anche un rapporto con l’infanzia che svolge un ruolo centrale nella moralità del racconto. Questo processo è evidente a partire da Charles Perrault.

Per definire la personalità e la biografia di Perrault, è importante sottolineare il ruolo ed il rango sociale della sua famiglia. Ultimo di cinque figli di un avvocato al Parlamento di Parigi, dove nacque nel 1628, Charles Perrault si laureò in diritto a Orleans nel 1651. Divenne funzionario del fratello avvocato Pierre, che prima di essere destituito dal suo incarico, riuscì ad introdurre Charles presso Colbert, allora ministro quasi plenipotenziario della Francia di Luigi XIV.  Fino al 1681, Perrault ricoprì cariche ufficiali, in qualità di segretario e consigliere di Colbert.

Da Il secolo di Luigi il Grande e dalle Memorie, pubblicate postume, rispettivamente nel 1687 e nel 1755, sappiamo che Perrault si occupò personalmente della Maison Royale e dell’organizzazione della vita del Re, divenendo “per un certo periodo un elemento importante della macchina monarchica” (Fiabe francesi alla corte del Re Sole, Torino 1954, pg.694). Nutrito di letteratura classica e moderna, nei dibattiti  dell’Accademie Francaise, di cui fu membro a partire dal 1671, fu a capo della tendenza modernista.

Perrault si schierò contro Boileau ed il classicismo, con la famosa querelle des anciens e des modernes. La famosa querelle fu aspra e combattuta e culminò con la pubblicazione, tra il 1688 ed il 1697, dei Paralleli, opera in quattro volumi, che raccoglieva le teorie anticlassiciste di Perrault, teso ad esaltare  la cultura moderna. In realtà, “la sola opposizione dottrinale tra lui e gli Anciens” riguardava “il modo in cui si deve parlare dei latini e dei greci. L’estetica classica non è mai messa in causa in modo radicale, […] Sono le preferenze che dividono […] Ma ciò che meglio indica il gusto moderno di Perrault è certo la sua passione per i pezzi brevi e apparentemente poco impegnativi, un’ereditarietà del preziosismo” (Fiabe francesi della corte di Re Sole pg.694).

Poemi epici, panegirici, brevi biografie in prosa, poesie religiose, poesie morali, in generale, costituiscono la produzione letteraria degli anni in cui, Perrault difese ed illustrò, con fermezza e razionalità, la dottrina dei moderni. Solo dopo il 1680, si dedicò all’attività di padre, di educatore e di pedagogo di ascendenza lockiana. Spirito mondano e raffinato, si adeguò alla moda delle fiabe, che si diffuse nei salotti francesi verso il 1685, rinnovandola completamente. Tuttavia, sui Racconti di Mamma l’Oca gravano due problemi: uno riguarda l’identità dell’autore, l’altro, invece, è relativo alle fonti di varie fiabe.

Se la prima edizione de I Racconti di Mamma l’Oca uscì anonima nel 1696, la seconda, apparsa un anno dopo, portava il nome di uno dei figli di Charles Perrault. Pierre Perrault Darmancour, allora studente di collegio, secondo alcuni, avrebbe collaborato alla realizzazione del libro, mettendo per iscritto le fiabe udite durante l’infanzia. Tra le ipotesi avanzate, quella proposta da Marc Soriano sembra la più accreditata. Basandosi su un documento scoperto recentemente, Soriano ci informa che “il giovane Pierre Perrault nel 1697 aveva ucciso in duello un suo coetaneo; ne era seguito un processo. Per ottenere la protezione della corte nel processo, il padre avrebbe allora ripubblicato il volume dei racconti col nome del figlio, dedicandolo a Madamoiselle, la nipote di Luigi XIV.” In realtà, il tratto distintivo delle fiabe perraultiane è una semplicità raffinata frutto di un costante e meticoloso labor limae, il che assegnerebbe a Pierre solo il ruolo di collaboratore o di prestanome.

L’altro argomento di discussione dibattuto dagli studiosi, riguarda la questione delle fonti. Infatti, alcune fiabe perraultiane, tra l’altro molte note, come ad esempio Cenerentola, Pollicino, Il Gatto con gli stivali, presentano forti analogie con alcuni cunti di Basile. “Ma poteva Perrault leggere l’oscuro napoletano di Basile? Non è escluso, ma non è provato. Più probabile -scrive Calvino- è che conoscesse le Piacevoli notti di Francesco Straparola che già nel secolo XVI avevano avuto traduzioni in francese”.

 Nella nota introduttiva che apre la raccolta di fiabe parraultiane, Calvino sottolinea l’importanza che su di esse ebbe la tradizione popolare orale. Le fiabe di Perrault, infatti, non solo contribuirono “stabilizzare e a diffondere narrazioni che forse già stavano per essere dimenticate”, ma riscossero enorme ed improvviso successo proprio perché furono pubblicizzate oralmente da venditori ambulanti.

I tagli, le censure, le aggiunte con cui Perrault si distanzia dalle versioni popolari delle fiabe, rendono queste ultime più austere, più logiche e talvolta meno cruente. Destinate ai bambini nobili o borghesi, le fiabe, in realtà, piacevano anche agli adulti delle classi elevate, il Re compreso. Perrault trasse i suoi racconti dalla tradizione orale del popolo, ma li adattò al gusto sofisticato dei cortigiani, che erano almeno parzialmente i destinatari della prima versione dei Contes de ma mere l’Oye ( I racconti di Mamma l’Oca, 1697). La questione di chi fossero realmente i destinatari dei racconti di Perrault è in effetti piuttosto controversa.

Nelle sue prefazioni, Perrault afferma che le fiabe “racchiudono una morale piena di buon senso e che si scopre più o meno, secondo il grado di penetrazione di coloro che leggono”. L’intenzione educativa delle fiabe viene ribadita nelle “moralites” poste alla fine di ogni racconto. Tuttavia, una simile finalità didattica, che sembra puntare sul bambino quale destinatario privilegiato della fiaba in quanto bisognoso di essere plasmato secondo i canoni educativi correnti, viene esclusa, se non addirittura negata. In alcune fiabe subentra una nota di distacco ironico da parte dell’autore nei confronti delle vicende raccontate e dei messaggi morali tali da esse veicolati, quasi come se l’insegnamento morale non fosse che un pretesto per giustificare il semplice divertissement di corte.

Sappiamo, infatti, che durante l’ultimo trentennio del regno di Luigi XIV i contes de fées imperversavano e si erano ritagliati una spazio proprio nell’ambito del sistema letterario, configurandosi come un genere colto, mirato all’intrattenimento delle classi più elevate. I destinatari di questi racconto erano i cortigiani ed i pecieuses. Fino ad un certo punto, l’opera di Perrault è ascrivibile a questa moda letteraria. Ad esempio, è stato osservato come alcuni dettagli aggiunti da Perrault alle fiabe tratte dalla tradizione popolare corrispondano ai gusti di un pubblico raffinato. Si pensi ai riferimenti alla moda femminile in Cenerentola, o alle descrizioni dei grandi specchi e dell’arredamento di corte nella Bella Addormentata nel Bosco. Tuttavia, le rielaborazioni delle fiabe popolari da parte delle dame di Versailles rispondono a criteri stilistici diversi da quelli che regolano l’opera di Perrault. Quest’ultimo, pur rivolgendosi parzialmente ad un pubblico adulto, ricercava consapevolmente uno stile semplice e ingenuo che si adattasse alle esigenze dei destinatari bambini e che avvicinasse la fiaba alle sue origini popolari.

Secondo Soriano, Perrault avrebbe sovrapposto due ignoranze, quella del popolo, dovuta alla condizione sociale e quella dei bambini dovuta all’età. In quegli anni, contro la moda dei racconti di fate, comunque si levarono numerose voci di protesta. Una delle maggiori accuse era che tali racconti fossero puerili e inadatti a lettori adulti. La componente infantile dell’adulto che legge i contes de fées è in effetti continuamente sollecitata. Il destinatario è l’adulto, ma la fiaba si rivolge all’aspetto infantile del fruitore: “ la figura infantile chiede di essere situata nella struttura della comunicazione, sia essa presenza reale e concreta o invece puro spunto della scrittura “ ( A. A. V. V. , cit. 1980 : 154 ) Si afferma insomma un sistema comunicativo articolato e complesso, i cui il destinatario e` sdoppiato ( lettrice- figura infantile ) così come è il mittente ( scrittrice- figura della madre o nutrice ).

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2 pensieri riguardo “La questione del destinatario nelle fiabe di Perrault

  1. Bel blog, organizzato bene, chiaro, pulito. Vado a cercare se trovo altre cose interessanti nel tuo archivio ‘impuro 😉 M’interesso anch’io da vent’anni di fiabe e narrazione, svolgo professionalmente l’attività del cantastorie e mi sono iscritto volentieri al tuo feed. Mi presento con questo recente articolo, fa parte di un libro che sto scrivendo e potrebbe uscire l’anno prossimo. L’articolo tratta la leggenda del pifferaio di Hamelin “sul filo della realtà”. Piacere, lnkerò volentieri questo articolo nel mio prossimo pezzo sul Perrault. Ciao e buone impurità! http://www.federicoberti.it/leggenda-del-pifferaio/

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