L’itinerario narrativo della fiaba come genere

Il Cappuccetto Rosso di Arthur Rackham
Il Cappuccetto Rosso di Arthur Rackham

di MAURA MASCHIETTI 

Il codice fiabesco

Sopravvissuto all’usura del tempo, il racconto fiabesco, nel corso dei suoi attraversamenti storici, sociali, geografici e culturali, ha tracciato una fitta rete di percorsi, ora in superficie, ora in profondità. Rigenerandosi di continuo, in forza della sua estrema duttilità e della sua inesauribile energia comunicativa, esso è divenuto veicolo di molteplici e differenti significati. Per questo, ha suscitato l’interesse di studiosi delle più diverse discipline, che hanno valorizzato la sua complessa identità. Considerato documento etnologico da demologi, antropologi ed esperti di folclore, il racconto fiabesco, consacrato ormai come “opera d’arte”, detiene la nobiltà “di protoforma dell’arte narrativa umana”, come afferma la studiosa Giovanna Cerina nel saggio “Cinque saggi nel fiabesco” (pg 12).

In un passaggio continuo dal dominio dell’oralità a quello della scrittura e viceversa, la fiaba ha affinato la sua forma e il suo stile, elaborando così un proprio codice grazie al quale ha ottenuto, a pieno titolo, il diritto di cittadinanza nel sistema letterario. Il codice fiabesco, – scrive Giovanna Cerina – col suo alto potenziale comunicativo, interrelato alle peculiarità espressive, è il risultato di un processo di adattamenti continui entro i circuiti distinti ma reciprocamente intersecantisi della cultura orale e della cultura scritta (pg 8): “in un incessante movimento fatto di trasmigrazioni, interdipendenze, scambi, trascrizioni, traduzioni e variazioni continue” (pg 45) la fiaba traccia, così, il suo caleidoscopico e metamorfico itinerario narrativo.

Per addentrarci nel labirintico mondo fiabesco, potremmo servirci, come Cerina,  di due fili conduttori, seguendo sia le teorie strutturaliste, formulate da Propp ne “La Morfologia della fiaba” e ne “Le Radici storiche dei racconti di fate”, sia le teorie stilistico-formali dello studioso svizzero Max Luthi, contenute ne “La fiaba popolare europea”.

Grazie agli orientamenti forniti da Propp e da Luthi, le cui opere sono divenuti dei classici non solo per gli studiosi di fiabistica, possiamo così distinguere le fiabe in due categorie generali: la fiaba orale, popolare e la fiaba scritta, colta. E’ possibile così individuare i due caratteri del codice fiabesco, prendendo come testi campione “Le piacevoli notti” di Straparola e “Il Pentamerone” di Basile.

La funzione codificante svolta dalla cornice, che diviene convenzione letteraria con il Decameron,e, dalla mouvance, cioè “la potenziale duttilità e trasmutabilità del testo fiabesco” (Cerina op. cit. pg 61).confermano, in modo rilevante, che il genere fiaba è un prodotto di un’arte verbale orale. Quindi, oralità e scrittura appartengono ad ambiti narrativi diversi ed ugualmente complessi, ma non distanti. Infatti, “fiabe orali e fiabe scritte- scrive ancora la studiosa – appartengono a due sfere di produzione e fruizione del fiabesco autonome ma interdipendenti. La fiaba scritta attinge largamente al patrimonio orale di varie zone geografiche, culturali e linguistiche, così come la fiaba orale riassorbe e ricicla temi, motivi stilemi che provengono da testi della letteratura scritta (pg 45).

Il genere fiabesco.

Dotato di leggi costitutive proprie, che investono sia il piano formale che il piano tematico, il fiabesco si codifica allora come genere. Rudolf Schenda, nel suo intervento inserito ne “La Ricerca Folclorica n.12”, sostiene che prima del XVIII non abbiamo designazioni stabili dei generi narrativi. Infatti, – scrive Schenda – “si parla di Erzahlunghen, di tales, di contes, cuentos, racconti e con ciò viene indicato tutto quello che più tardi sarà chiamato fiaba, leggenda o storiella.[…] Solo con una particolare moda letteraria alla fine del XVII e all’inizio del XVIII secolo, La mode des fees e attraverso allettamenti artificiosi di questo genere nel XIX secolo, la fiaba ha acquisito una certa preponderanza”. Se il XVIII secolo è interessato ad individuare le differenze sostanziali tra ragione e superstizione, il XIX secolo si appropria del ricco patrimonio letterario medioevale. Diventa allora indispensabile riappropriarsi sia degli strumenti forniti dalla filologia, sia della nozione dei generi letterari.

Nel vasto panorama della narrativa popolare, si deve ad Achim von Arnim e a Clemens Brentano la definizione e la scoperta di nuovi generi poetici. “La fiaba –scrive Schenda –  quale essa si  è venuta cristallizzando a partire dal 1812 in un lento processo storico, è un prodotto della necessità filologica e della possibilità poetica; essa […] colma le aspettative politiche di un vasto pubblico letterario”. (Schenda op. cit. pg 78).

Nel saggio “ La fiaba popolare europea”, pubblicato nel 1947, Max Luthi affronta la sua ricerca partendo dal concetto di genere narrativo. Egli sostiene che, in Europa, i generi narrativi si differenziano più chiaramente che altrove. Il genere fiabesco, che come tutti i generi, si presenta, con la parole di Maria Corti, come “un programma costruito su leggi molto generali che riguardano il rapporto dinamico fra certi piani tematico-simbolici e certi piani formali” e si distingue nettamente da altre forme narrative contigue, quali il mito o la leggenda.

 Jolles e le forme semplici.

Andrè Jolles, invece, annovera la fiaba tra “le forme semplici”, insieme alla leggenda sacra e profana, al mito, all’enigma, alla sentenza, al caso, al memorabile e allo scherzo. Si tratta di forme prive della determinatezza e della perfezione che caratterizzano le forme artistiche. Sono “forme –scrive Jolles-  che vengono in essere nel linguaggio stesso, senza la cooperazione di un poeta”( Jolles pg 19). Riallacciandosi alla distinzione proposta da Jacob Grimm tra poesia naturale e poesia artistica, Jolles definisce la prima “un’autocreazione spontanea che nasce dalla totalità, dalla tradizione popolare, e che non può essere fatta  risalire ad alcun singolo autore”. La poesia artistica è, invece, “un’elaborazione” o, per usare la terminologia adottata da Jolles, una attualizzazione. Ciò, naturalmente, implica l’intervento creativo del singolo.

Nel saggio “Forme Semplici”, Jolles individua nella mobilità (che caratterizza linguaggio, personaggi e situazioni), nelle coordinate spazio- temporali, nella  genericità, ed infine ne  “la facoltà di ricorrere di volta in volta”, le caratteristiche fondamentali della fiaba. E` possibile, dunque, raccontare una fiaba con parole proprie. Ciò è dovuto al fatto che ogni singola attualizzazione della fiaba non ne realizza totalmente la forma semplice, ma rappresenta una sua concretizzazione parziale. La forma semplice si realizza di volta in volta nel linguaggio, ma non raggiunge mai lo statuto di opera definitivamente fissata. Ogni attualizzazione parziale si discosta dalla forma semplice, in quanto la priva della sua mobilità. Da ciò deriva la resistenza che la fiaba oppone ai tentativi di fissarla in una forma artistica compiuta, da parte  di scrittori che hanno cercato di far incontrare la forma semplice e la forma artistica, come la fiaba e la novella imponendo sulla prima una propria impronta personale.

Nel delineare le caratteristiche formali della fiaba popolare occorre, secondo Jolles, tener ben presente la distinzione tra forma semplice e forma artistica. Sebbene le versioni scritte delle fiabe della tradizione orale, se trascritte con scrupolo filologico, come, ad esempio, le fiabe grimmiane, mantengano una buona parte delle caratteristiche formali della fiabe popolari, l’impronta dello scrittore rimane comunque percepibile.

Per quanto riguarda la fiaba scritta, è valido quanto afferma Dacia Maraini in un suo saggio sull’argomento: “La  scrittura  mima  l’oralità,  come  la  danza  mima  i  movimenti naturali  del  corpo, che  sia  umano o animale.  La  rappresentazione scritta  della  lingua  orale è  comunque  una  forma  di  artificio. Si tratta di valutare il grado degli artifici”.

Ad ogni modo, se il dettato orale del fabulatore fiabesco offre vantaggi e svantaggi, le cose, sostanzialmente, non cambiano per la scrittura del testo. Su un piano generale, la scrittura, nella maggior parte dei casi, offre il vantaggio di identificare l’autore individuale, figura sostitutiva dell’autore anonimo o collettivo della fiaba orale, e, al tempo stesso, fissa ed autentica il codice narrativo della fiaba orale. La scrittura, pur concedendo una maggiore possibilità di variare personaggi, luoghi, intrecci e motivi, esige, però, anche una più mediata manipolazione del linguaggio, una cura più attenta dello stile e della sintassi narrativa.

Annunci

4 pensieri riguardo “L’itinerario narrativo della fiaba come genere

  1. bell’articolo, grazie. Le forme semplici di Jolles ricordano molto da vicino gli archetipi di Jung, che non a caso analizzò a fondo la struttura delle fiabe, non molto dissimile da quelle dei miti e delle grandi epopee, come quella di Gilgamesh.
    Proprio per questo, oltre all’analisi del tessuto narrativo c’è da sottolineare anche la POTENZA simbolica delle figure fiabesche e delle loro trame narrative, che pescano direttamente nel calderone dell’inconscio collettivo.

  2. Ho trovato per caso il vostro blog e questo bell’articolo. Mi sono permessa di pubblicarlo sul mio sito per integrare la pagina “favole e fiabe”. Come richiesto ho citato fonte e autore.
    Per qualsiasi comunicazione o reclamo, siamo a disposizione.

    Cristina D.

  3. Grazie per il bell’articolo, che fra le altre cose mi fornisce chiarimenti sul pensiero di Andrè Jolles (l’ho incontrato in un testo che sto traducendo e mi risultava piuttosto oscuro).
    Vincenzo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...