Io, non – io, perchè proprio io? Il problema filosofico della conoscenza di sé dal razionalismo all’idealismo

3 pensieri su “Io, non – io, perchè proprio io? Il problema filosofico della conoscenza di sé dal razionalismo all’idealismo”

  1. io ho fatto il mio buco vuoto. ho letto l’inizio dell’articolo e sono passato, con lunghi salti poggiando su pezzi a caso in mezzo, quasi direttamente alla fine. in mezzo ho aperto un vuoto dal pieno, chè a volte siamo già così pieni di senso che il toglierne un pò non può che farci bene. esercizio non sempre facile come sembrebbe qui questo taglio arbitrario e un pò pigro. non si tratta nè di meditazione zen nè di un partito preso della vacuità idiota. è, come giustamente chiude questa riflessione un “sudato” lavoro di apertura. poi ci sono molti modi di tentare questa strana cosa. molti mi sembrano ormai inefficaci, ma è solo una mia idea.
    comunque forse si crede che il pensiero funzioni come lo spazio semiotico, più lo riempi di segni più diventa saturo (non è infinito nè più grande di quello materiale, gli corrisponde oggi, più o meno). non è del tutto diverso, ma, il pensiero ha invece una caratteristica particolare più simile all’universo, agli spazi siderali. dipende dal tipo di pensiero riempire o meno. come pare esistano luoghi di concentrato di anti-materia, i buchi neri, così è per il pensiero. ma niente assomiglia mai perfettamente a niente. io quelli del pensiero li chiamerei buchi bianchi. e non è antipensiero, non è dialettico. come un buco nero non funziona per sottrazione ma per moltiplicazione, ma all’inverso, una sorta di elevazione alla potenza al negativo. si potrebbe chiamarlo pensiero radicale (una potenza al negativo può somigliare a una radice quadrata? bah…) posto il riscontro di una fine del pensiero della dialettica classica ben temperata. basta così. così è se vi pare. dilungarmi a spiegare cosa? voi secondo me siete già troppo bravi. e se avete inteso, come credo, se volete potete trovare la giusta spiegazione da soli. non vi dico dov’è. divertitevi almeno, se volete sudarvi il vostro nuovo spazio quotidiano. ciauz 🙂

  2. La faccenda Cartesiana, ahimè, è complessa alemno quanto quella Copernicana. E’ l’uomo il centro del suo pensiero? O il pensiero è una proiezione di un Io esterno? E ancora, cosa è l’UOMO? Egli, forte dello studio dell’anatomia, ebbe la gloriosa intuizione della ghiandola pineale (e attenzione alle recenti scoperte su questa ghiandola..), che vedeva come il link materiale fra lo Spiritus e la Mente, intesa come prodotto dell’essere biologico che chiamiamo “uomo”. E in questo c’è la sua grande intuizione. Infatti, non è forse il corpo, preso in se stesso, un semplice meccanismo funzionante in modo del tutto automono al suo interno?? Non è forse la forza della Volontà, a dirigerne INTENZIONALMENTE il movimento? Ci sarebbe da scrivere un poema per darti un commento….Quante distinzioni che Cartesio aveva compreso necessarie per arrivare a scremare la regola d’oro della sua filosofia, ovvero “se sono in grado di cogitare, nell’atto stesso di questo mio riflettere riconosco un io e un non io, esisto nello spazio che me lo consente, qualunque esso sia, QUINDI esisto”. Ricordo che Cartesio aveva compreso l’esistenza di MOLTEPLICI DIMENSIONI nello spazio matematico identificando poliedri e non semplici coordinate di spazi tridimensionali……..

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