Critica Impura, un manifesto.
“L’artista sta sempre, esemplarmente, sul discrimine invisibile che separa senso e non – senso, così come, non esemplarmente, ci stanno tutti”.
E. Garroni, Estetica. Uno sguardo – attraverso. Milano, 1992, p. 228.
Critica Impura è un blog di (co)scienze umane geneticamente non modificato, un’indagine critica dell’universo culturale nella sua complessità, un’analisi, scevra da condizionamenti, delle molteplici manifestazioni espressive dell’uomo come soggetto creante e pensante, inquadrato nel suo divenire storico e nelle sue strutture epistemiche, ermeneutiche ed estetiche di base.
Arte, letteratura, poesia, filosofia, cinema, storia e società: una critica globale. Un percorso politematico che fa della categoria dell’impurezza il trait d’union di un itinerario critico costantemente in fieri.
Ma che cos’è realmente l’impurezza?
E’ l’attitudine a percepire il contrario del contrario per ritrovare l’identità scissa e frantumata del reale.
E’ l’amore per la diversità e la dissonanza come categorie estetiche di analisi dell’humanum.
E’ il percorso del negativo che ritorna in se stesso e si compiace della sua verità mai perfettamente compiuta e, per ciò stesso, impura.
E’ l’imperterrito esercizio della ragione e della contraddizione, l’infinita capacità di ribellarsi nella mitezza dis-umana della testimonianza.
E’ l’historia passata e presente dell’ “io non c’ero, ma ho visto tutto dopo e conosco le domande più delle risposte”.
E’ il disprezzo feroce nei confronti dell’indifferenza, del disimpegno. Il farsi partigiani e parteggiare.
E’ l’usufrutto senza conto in banca della diuturna partecipazione del pensiero alla presenza nel mondo.
E’ l’amore dell’uomo per l’uomo e di ciò che ancora di umano ci resta.
Attraverso il pensierare impuro, ci proponiamo di:
Superare il tronfio accademismo ufficializzato di editori e riviste istituzionalizzate dalla Norma e dal Consenso;
Dimostrare che la vera cultura non abita nei sordidi territori resi sterili dalla logica del mercato e dalla prostituzione intellettuale;
Esercitare la libertà critica nei confronti del reale, impiegando le armi non violente dell’argomentazione;
Far emergere l’intellettuale sommerso ma non salvato, che vive nel sottosuolo, che rimugina di delitti e castighi;
Affastellare centurie su centurie di riflessioni critiche sul bianco pallore del circostante;
Attraversare indenni l’inferno cremisi di una violenza pseudoculturale che si spande sempre più in superficie annichilendo il cuore e la ragione delle cose;
Recuperare la dimensione estetica come categoria salvifica per l’artista e per il fruitore;
Distinguere il senso nel non – senso, ed attraverso il non – senso gridare al mondo gli infiniti sensi dell’uno e del molteplice;
Adoperare il dissenso come strumento della prassi e dell’interlocuzione;
Praticare l’ermeneutica dell’oggetto e la riscoperta del soggetto sotto altre chiavi interpretative;
Decostruire il pregiudizio, la falsa morale, il categorema imposto, l’assolutismo concettuale, il perbenismo artistico, la rispettabilità accademica, l’auctoritas dell’ipse dixit, in virtù del giudizio critico, della morale condivisa ma non imposta, dell’indagine provvisoria, del relativismo culturale, del maledettismo estetico, della devianza dalla legge antologica, dell’opinione che trova la forza in se stessa.
Ci rivolgiamo a te, lettore impuro, pensatore sommerso, intellettuale silente. Vogliamo dialogare con te, perché niente rimanga nel non detto, nel non fatto, nel non pubblicato. Vogliamo interrogarti, trovare risposte a domande mai formulate, stimolare la riflessione, il dibattito, l’illuminazione improvvisa. Vogliamo scrivere nuovi corollari a teoremi vecchi e stantii che contraddicano ciò che è dato per certo, e vogliamo farlo insieme a te.
Iscriviti al blog per tenerti sempre aggiornato sulle ultime impurità.
Impuramente
La Redazione
Sonia Caporossi e Antonella Pierangeli
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http://criticaimpura.wordpress.com/ | Una lacrima verde smeraldo sospesa tra Terra e Luna →
gennaio 11th, 2012 → 23:56[...] tratto da http://criticaimpura.wordpress.com/ Share this:CondivisioneFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this [...]





pamela
7 gennaio 2011
TSZ!
Critica Impura
1 febbraio 2011
Se intendi Tristan Tzara, ci posso anche stare
alessandro
3 ottobre 2011
come mai un manifesto che pone come primo obiettivo quello di superare l’accademicismo, si apre con una citazione condita di casa editrice e numero della pagina?
Critica Impura
3 ottobre 2011
Perchè l’ “accademismo” (così si dice) è per noi un atteggiamento pratico e mentale consistente nella falsa convinzione, diffusa in un certo tipo di sistema reazionario, che la cultura abiti solo fra gli scranni delle Università e delle riviste ad esse collegate e non anche altrove, come ad esempio nei blog, nelle riviste ciclostilate, nei collettivi artistici e letterari, nei reading improvvisati, nelle performances di strada eccetera. La nostra “impurezza” risiede nell’attitudine e nell’impegno a fare cultura fuori dai canali delle cattedre e delle riviste istituzionali in questo senso, utilizzando il mezzo sociale del blog invece di pubblicare sulle riviste specializzate. Abbiamo in questo senso rifiutato molte proposte di collaborazione da parte di riviste per coerenza e convinzione. Questo non significa che l’Università ed i canali istituzionali non abbiano prodotto cultura in saecula saeculorum e non la producano, sebbene in tempi di crisi culturale, anche oggi, anzi: sarebbe infantilismo pseudorivoluzionario affermare il contrario. Per noi “superare” non vuol dire “abbattere”, bensì ottenere indipendenza ed autonomia.
Perché la citazione di Garroni? Perché Garroni è stato un grande, e perché, qui non stiamo in Farheinheit 451: per noi i libri vanno letti, meditati, al limite citati, ma non bruciati. E perché sui libri, dei libri ed in forma di libri abbiamo scritto e scriveremo sempre anche noi.
Il textus è il mondo.
alessandro
5 ottobre 2011
mi sa che non ci siamo proprio capiti.
non è la citazione che contesto, ma il modo.
insomma: l’autore è morto, il testo è un campo conflittuale di interpretazioni eppure potete andare a pagina 206, del libro SCRITTO DA bla bla, edito da bla bla, in loco bla bla, nell’anno bla bla, dove troverete scritto esattamente QUESTO.
ecco, dove sono i testi che si dicono da soli, che si danno, che si parlano, si rileggono, si offrono e via, via sinonimicando?
anche non condividendo questi premesse da poststrutturalisti (cosa che invece mi pare condividete), la norma tipografica accademica è chiaramento un dispositivo (uso i termini che vi piacciono) di potere, del potere accademico che deve poter controllare immediatamente la scientificità di un testo.
se si vuole citare, si dica l’autore, il titolo del libro e magari il titolo del capitolo che è un’indicazione in favore del lettore curioso e non del burocrate accademico.
Critica Impura
5 ottobre 2011
Se ti pare burocrazia accademica citare con precisione, fai te. A me pare molto più semplicemente l’offerta della possibilità, proprio per il lettore curioso, di andare a cercare il punto esatto di una citazione per leggersi il resto. E’ inoltre un segno di rispetto nei confronti dell’autore, che conoscevo personalmente, e che è morto letteralmente, non nel senso che il poststrutturalismo vuole dare all’assunto (Barthes, Deleuze et cetera).
Tra l’altro, almeno per quanto mi riguarda, sei fuori strada: lo strutturalismo ed il poststrutturalismo fini a se stessi, come diventano nelle estremizzazioni di cui ti fai portavoce tu, non li sopporto proprio e se ti aggiorni un attimo quanto ai recenti orientamenti dell’estetica e della critica (almeno dalla metà degli anni ottanta dello scorso secolo in poi) ti renderai conto che è lo strutturalismo e sue degenerate postille ad essere morto: è morto prima lo strutturalismo nella caduta dei confini prestabiliti fra filosofia, letteratura e critica, perchè lo strutturalismo si fidava della separazione dei generi e dei segni, e poi è morto il post – strutturalismo come pensiero incoerente che raggiunge la sospensione del giudizio e ricade nel misticismo. Il sublime è il suo fondamento ineffabile, tale che “se lo strutturalismo è stato, si può dire, aristotelico, il post – strutturalismo è stato longiniano” (lo ha scritto Paolo D’Angelo a pagina 277 del suo “L’estetica italiana del Novecento”, Bari 1997: e la pagina ti serva per andartela a leggere). Ma allora, preferisco il ritorno al Romanticismo (persino Zecchi c’è arrivato!). Non c’è stato poi movimento più accademico dello strutturalismo stesso: Segre, Maria Corti, Beccaria, Dante Isella nella critica letteraria in Italia hanno dettato legge con un peso almeno pari a quello neoidealistico di Benedetto Croce cinquant’anni prima (che dell’Università non faceva parte! Non solo perché non vi insegnava, ma perché non era neanche laureato!). Lo stesso dicasi del post – strutturalismo: i discorsi oceanici di Foucault e di Deleuze al College de France ne siano l’esemplificazione. Il discorso sul potere è per ciò quasi tenero, adolescenziale, se rifletti sul fatto che gli stessi suoi teorici vi galleggiavano placidamente in seno, criticandolo contraddittoriamente. E vuoi andare a cogliere le contraddizioni qui da noi, quando i tuoi eroi vi si crogiolavano?
Tu parli, peraltro, come se oggi esistesse solo il poststrutturalismo come bene intellettuale da condividere, e non ti rendi conto che, così facendo, ignori una serie di altri indirizzi, come ad esempio il neoidealismo americano, la riscoperta di Hegel, la neofenomenologia di Anceschi e Trione, l’estetica di Pareyson, e poi Dino Formaggio, Morpurgo – Tagliabue, Scaramuzza, persino Vattimo e la sua estetica ontologica!, Garroni e la sua neofilosofia critica (a cui esplicitamente ci richiamiamo), e poi Rosario Assunto….In Italia, ad ulteriore esempio, Garroni ha studiato la KdU a fondo, così come D’Angelo l’estetica di Hegel.
Di questi nomi, non ce n’è uno, come vedi, che non venga dall’Università, perché nell’Università, come ho detto, s’è fatta e si fa tanta cultura: il Manifesto enuncia il fatto che ora stiamo provando a farla anche altrove, compiutamente fuori dai meccanismi e dai lecchinaggi baronali. E non mi sembra poco.
Ma insomma, di che cosa stiamo parlando? Vatti a rileggere quella pagina di Garroni, in quel libro sono condensati questi e mille altri problemi: a posteriori, sembra proprio che quel numero di pagina sia stato messo lì per te.
Sonia Caporossi
philomela997
25 ottobre 2011
Che gioia avervi trovate! Sto consegnando in questi giorni la mia tesi di laurea (in filosofia semiotica) per la quale ho sfogliato alcuni testi dei Francofortesi. E’ da qualche anno che mi frulla in testa l’idea che la filosofia, nelle università, stia morendo. E con essa la critica. Ma dopo aver letto Horkheimer e Adorno, Marcuse e Fromm, ne ho la certezza. La filosofia è stata inglobata dal sistema ed è quindi incapace, nelle sue forme accademiche, di mettersi alla testa di una rivoluzione culturale (cose che invece ci si dovrebbe poter aspettare da lei).
Vi leggerò con piacere sperando di trovare qui un germe della rivolta del libero pensiero e della volontà creatrice.
Saluti,
E.
Donato Di Poce
28 ottobre 2011
Grazie e complimenti…
Lamellare della prim'ora
25 maggio 2012
Cara Sonia, rieccomi; e visto che anelavi una critica puntuale al testo, mi son messo in capo di servirti di tutto punto e accontentarti.
Mi vado a leggere questo manifesto di critica impura con tutta la buona volontà possibile, cercando di cavare dal fosso un grumo palpabile… dal pertugio dell’ossobuco qualche brandillo di midolla commestibile. E invece no, il solito fumo negli occhi, il solito torrente di astruse amenità.
Come si può cercare di detronizzare l’accademia,mentre allo stesso tempo si indossa una tale mutria dottorale da far invidia al principe dei rettori? mutria che trasuda da ogni parola del suddetto manifesto, e soprattutto, che tu ostenti bellamente nel commento di risposta al saggio Alessandro, incartandoti addirittura in un’onanistica citazione di Paolo D’Angelo, professore romatreiano (!!!)
Ma lasciamo andare, il punto è proprio che, del manifesto, non si capisce niente:
“l’attitudine a percepire il contrario del contrario per ritrovare l’identità scissa e frantumata del reale.”
“Affastellare centurie su centurie di riflessioni critiche sul bianco pallore del circostante”
“Distinguere il senso nel non – senso, ed attraverso il non – senso gridare al mondo gli infiniti sensi dell’uno e del molteplice”
A me sembrano le pispolate di un fringuello, più che altro. La paccottiglia di critica che si morde la coda, che fa dell’onanismo e dell’astruso i suoi cavalli di battaglia, non ha ragion d’essere. Così come il tono serioso di cui si ammanta.
Ravvedetevi vi prego; tornate ad una letteratura onesta! Tornate ad un parlar franco; non è attraverso codesto sciocchezzaio di chiacchiere che si può parlar d’arte… basta con la citazione latina e con il gusto di dividere le parole con una stanghetta o con le parentesi!
Ravvedevi, vi prego. Rav(vedetevi)
Sor Testa.
Critica Impura
26 maggio 2012
A parte che il gusto onanistico per la spipolata da fringuello, stilisticamente, per come scrivi nel tuo rabberciato gaddismo di ritorno, lo mostri tu;
ribadisco che antiaccademismo non vuol dire a-accademismo con l’alfa privativo; una di quelle parole che tanto ti fanno orrore, ma che condensano in poche lettere ciò che altrimenti occorrerebbe dire con interi periodi, cioè il nichilismo culturale povero di contenuti di chi implicitamente con tale atteggiamento nega in modo molto stupido che nelle università non esistano e non siano mai esistiti studiosi preparati i quali abbiano offerto spunti di dibattito e prodotto cultura, e per questo si perita di sparare a zero su tutti i professori universitari; bensì significa che di cultura se ne può produrre, e buona e molta, anche al di fuori delle strutture accademiche le quali ne sembrano ancor oggi detenere nell’opinione comune il monopolio.
Inoltre, parendomi adolescenziale e sessantottinamente risibile adoperare il maglio indiscriminato contro tutto e tutti, e soprattutto contro ciò che sembra astruso per mancanza di cultura propria, laddove è il proprio limite di comprensione e conoscenze ciò che con tale atteggiamento va purtroppo inevitabilmente ad emergere, ti consiglio i seguenti testi per un attento studio, se il baratro evidente di apertura mentale e comprensione (o forse solo di preparazione filosofica e critica) che manifesti te lo consente:
Per quanto riguarda la questione estetica e teoretica del senso e del non senso, Maurice Merleau-Ponty: Senso e non senso, Percezione e significato della realtà (1948); Gilles Deleuze, Logica del senso (1969); Emilio Garroni, Senso e Paradosso (1986); di nuovo Emilio Garroni, all’interno di Estetica: uno sguardo-attraverso (1992), i capitoli Kant e la filosofia del senso, Osservazioni finali: sul senso, sul non – senso e sull’arte, oggi; Appendice, sul dover essere del senso; di Wittgenstein, Ricerche Filosofiche (postumo).
Quanto alla percezione scissa e franta del reale mi rifiuto di impartire suggerimenti di lettura, sono talmente notori e ovvi nel Novecento almeno da Pirandello in poi che risulterebbe un’offesa all’intelligenza di chiunque legge, compresa la tua!
Per quanto invece riguarda l’ “affastellare centurie su centurie di riflessione critica sul bianco pallore del circostante”, se davvero dobbiamo spiegarti il significato della frase, essa vuol dire: “accumulare articoli e scritti critici contro e sulla manchevolezza critica di un certo panorama culturale italiano d’oggi, in particolare di talune riviste e blog che sono d’intorno” (e per fortuna ce ne sono di importanti e valide!). Non mi far giungere ad ulteriori conclusioni, te ne prego. Rav(veditene).
Ora, in ultimo: tu affermi che nel manifesto “non si capisce niente”: questo significa in particolar modo che TU non ci capisci niente; dunque non leggere oltre, la selezione darwiniana s’è già messa in moto. Leggerà chi capirà.
Sonia Caporossi
Lamellare della prim'ora
27 maggio 2012
Purtroppo qui non si capisce il senso a monte del discorso: e cioè che la Critica letteraria (con la c maiuscola perché così vi piace) non ha alcuna ragion d’essere quando non si fa essa stessa Letteratura.
L’arte è inutile; è fumo. La critica, quando si arrovella su di essa, imbarcandosi in circonvoluzioni paradossali, com’è il caso di questo esperimento impuro e di tutto il malloppo astruso di Deleuze e compagnia bella che tu mi consigli, si riduce a fumo al quadrato; a speculazioni cervellotiche sul niente, della cui utilità ti lascio farti un’idea.
Non dico che tutta la critica non abbia senso; prova a leggere i saggi di Citati, o di Pasolini stesso, nei quali il discorso letterario assume una portata autosufficiente; in quei casi il lettore è libero di godersi appieno ciò che legge come si trattasse di un romanzo, ma allo stesso tempo sarà anche assolto il compito originario della critica: comprensione (e non casino… comprensione!) maggiore dell’autore di cui si tratta.
Questa, secondo noi, è la linea da perseguire se si vuole far critica. Imboccando altre strade si rischia di finire a masturbarsi in uno stanzino buio. Poi ognuno è libero di lambiccarsi il cervello come vuole… tuttavia ho deciso di regalarti questa suggestione quand’anche potevo lavarmene le mani.
Io propongo suggestioni; ora sta a te.
Ca(ri sa)luti!
Critica Impura
28 maggio 2012
Caro Testa,
vedo che la buona volontà non ti è stata di nessun aiuto. Dal “pertugio dell’ossobuco” hai cavato soltanto un affannoso florilegio di livore che tenti di rivenderci sotto forma di lezioni di umiltà.
Il nostro manifesto non trasuda, caro Testa, anzi tracima. Di passione, onestà intellettuale, esercizio continuo dell’intelligenza e della volontà di capire, tutto e tutti, nella complessità estrema dell’analisi lucida, sempre affilata, mai doma.
Non risparmiandoci mai, non sottraendoci mai, come dice Pasolini negli splendidi versi de La crocifissione (1948-1949):
Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all’ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d’intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.
Pasolini, già, Pier Paolo, il poeta che tu mi/ci inviti piuttosto incautamente a leggere, senza sapere che io personalmente sono una filologa pasoliniana e che, perdonami, credo di conoscere la sua opera molto da vicino, avendo lavorato a lungo sulle sue carte autografe e avendo visto la sua poesia praticamente nascere e “sfondare” la pagina bianca.
Quanto alla critica letteraria che per esser tale dovrebbe farsi letteratura e divenire romanzo, potrei risponderti che ci sono romanzi sublimi ma di una complessità tale da indurre il lettore sprovveduto ad abbandonarne la lettura alla quattordicesima pagina. Dunque la complessità non è il cilicio della critica letteraria, né tantomeno un valore aggiunto del romanzo, quanto piuttosto la cifra, la caratura della scrittura nel suo statuto comunicativo. E la scrittura, credimi, arriva dove deve e può arrivare.
Per concludere, tornando alla critica letteraria onanistica che praticheremmo, alle astrusità e alla complessità indigeribile che tu ravvisi nelle nostre pagine, non possiamo aiutarti ad alleggerire il fardello. Dovrai portarlo da solo.
Noi rinunciamo alle armi della faciloneria e della chiarezza da rotocalco, al qualunquismo becero del presunto “parlar franco”, a favore di una complessità che mai però si riduca ad incomprensibilità.
Sappiamo di darti un dolore, ma l’arte non è inutile. E’ l’unica forma di testimonianza della sovranità dell’uomo sul nulla. Noi cerchiamo semplicemente di capire dove si nasconda e in quali termini si esprima. Senza salire su di un piedistallo ma scegliendo soltanto, al di sotto di esso, il nostro punto di osservazione.
Con i miei migliori auguri di creatività e bellezza,
Antonella Pierangeli
Marco G.
28 maggio 2012
Che assurdità debbono leggere i miei occhi!
Questo blog è semplicemente una delle migliori pubblicazioni culturali (perché la definizione di blog gli va decisamente stretta!) che l’Italia abbia mai visto nascere da diversi anni a questa parte. Completo, ricco di spunti, di argomenti, di dibattiti.
L’invidia è veramente una brutta bestia, per non parlar dell’ignoranza.
Con stima,
Marco G.
thaumazein
28 maggio 2012
Credo agli incontri, si crede sempre che gli incontri si facciano con le persone, gli incontri si fanno con le cose. Incontro un quadro, incontro un’aria musicale…sono in agguato cercando un incontro. Gli incontri tra persone sono catastrofici… G.D.
Suggestioni : http://www.youtube.com/watch?v=CzveX3lhzQ8&feature=player_embedded
Lamellare della prim'ora
28 maggio 2012
“io personalmente sono una filologa”…
ecco, purtroppo parliamo lingue diverse cara Antonella!
Auguri pure a te e buon lavoro!
Idolo Hoxhvogli
28 maggio 2012
RISPOSTA A *ALESSANDRO 3 OTTOBE 2011
Citare la casa editrice e il numero di pagina non è accademismo, è rispetto e precisione: rispetto per le sedi editoriali che investono tempo e denaro per la riuscita delle buone pubblicazioni; precisione per il lettore, che potrebbe aver voglia di approfondire e meglio contestualizzare l’affermazione di un autore. Ecco a cosa serve il numero di pagina, serve a ritrovare un passo più velocemente. Non è una cosa malvagia semplificare il lavoro delle persone. Lei afferma di non contestare la citazione, ma il modo. Non capisco perché contestare un modo che offre maggiori informazioni, cioè editore e numero di pagina. Preferisce forse i modi imprecisi? Solitamente non si mette il titolo dei capitoli per motivi di brevità. Conoscendo il numero di pagina si può risalire anche al capitolo che contiene una citazione. Conoscere le edizioni serve: un libro, nel corso delle varie edizioni, può subire modifiche anche molto importanti (cfr. Ariosto, Carver).
RISPOSTA A *LAMELLARE DELLA PRIMA ORA 25 MAGGIO 2012
Critica impura non cerca di detronizzare nessuna accademia. Critica impura è interessata a proporre, non a distruggere. Utilizzare la cassetta degli attrezzi che l’università può fornire non significa indossare una “mutria dottorale”. Conoscere testi, autori, concetti, utilizzare un linguaggio preciso non significa fare accademismo. Significa essere istruiti. Non è vero che nel manifesto non si comprende niente, chi ha dimestichezza con la buona lettura può tranquillamente comprendere. C’è l’oscurità del testo, come c’è l’ignoranza del lettore. Un testo chiaro può sembrare oscuro all’ignorante (persona che ignora, senza note dispregiative).
RISPOSTA A *LAMELLARE DELLA PRIMA ORA 27 MAGGIO 2012
Lei afferma che “l’arte è inutile”. Lei afferma che la critica debba farsi “letteratura”, cioè arte. Debbo dunque dedurre che secondo lei anche la vera e buona critica (in quanto letteratura e perciò arte) sia inutile. Secondo lei è tutto inutile, arte, buona critica e cattiva critica. Secondo il suo ragionamento Pasolini e Citati sono inutili, dunque non possono servire neppure al suo ragionamento. Il suo è infine un ragionamento che si autodistrugge come certi bigliettini dell’ispettore Gadget. Secondo lei Kafka (in quanto arte) è inutile, Pasolini (in quanto buona critica e arte) è inutile, Critica impura (in quanto cattiva critica) è inutile. Sintetizzando: le sue affermazioni sono inutili, in quanto lei stesso appartiene ad una di queste tre categorie (spero alla prima).
***
Chi distrugge lascia macerie, chi costruisce lascia case in cui abitare. Un caro saluto agli amici lamellari, un caro saluto agli amici impuri.
Idolo Hoxhvogli