La fine dei giorni felici: indagine su “A lost lady” di Willa Cather

Willa Cather

Willa Cather

Di PATRIZIA SERGIO

[. . .]

Com’è che sento parlare di dolore e stanchezza,

di rabbia, di scontento e di scoraggiamento?

Ah, figlie e figli degeneri,

la vita è troppo forte per voi-

non si può amare la vita senza vita.[1]

 Willa Cather per data di nascita e appartenenza spirituale è scrittrice di quella generazione collocata tra la guerra civile americana e l’età del jazz: in quella linea d’ombra di cui è simbolo l’espansione della strada ferrata nella prateria, che unisce e separa l’età della società rurale dei farmers buoni e uguali dall’esplodere successivo della ricchezza e della potenza protese sul mondo intero. Questa generazione va verso Est e verso l’Europa (sulle orme di James, Edith Wharton, Gertrude Stein e gli altri «espatriati») a cercare nelle più remote radici le ragioni dell’oggi; oppure si volge verso l’Ovest, il cuore rassicurante dell’America, la piccola comunità dai toni minori, dai colori tenui del crepuscolo, ma con dentro la forza della vera grandezza. Willa Cather va verso l’Ovest, cercando di cogliere la vera beltà degli anni migliori, oramai spazzati via dal presente che porta dentro di sé un’ombra tremula fatta di incertezza.

Filo conduttore della sua produzione letteraria è la lotta dell’uomo sensibile e creativo contro l’ambiente naturale o sociale che lo circonda. La figura del pioniere, dell’artista e del santo assolvono la medesima funzione. La Cather descrive la lotta per la sopravvivenza fisica ma anche intellettuale in una natura selvaggia ed ostile. Ciò determina una serie di conflitti e opposizioni che la romanziera delinea mediante un approccio narrativo che, pur risentendo della tendenza realistica e regionalistica, non può essere relegato nell’ambito del Provincialismo, né tanto meno nei limiti estetici del Realismo. L’interesse della Cather per la produzione letteraria di Sarah Orne Jewett e di Flaubert rivela la doppia natura della sua arte. L’idea di un mondo fondato su valori semplici, di stampo jeffersoniano, è distrutta dal progresso e quei sogni, scontrandosi con la realtà, divengono amare delusioni. La caducità dei sogni e degli ideali è uno dei temi narrativi che attraversa opere quali My Ántonia, O Pioneers, A Lost Lady.

Il primo decennio del Novecento è caratterizzato da profondi mutamenti storico-sociali che influenzano la produzione letteraria dell’autrice. Infatti, si assiste alla Grande Guerra, all’Imperialismo, alla “seconda rivoluzione industriale” e alla nascita della società di massa. A tale proposito lo scrittore spagnolo Josè Ortega y Gasset scrive: «Le città sono piene di gente. La moltitudine si è fatta visibile. Prima se esisteva passava inosservata; adesso è essa il personaggio principale. Ormai non ci sono più protagonisti: c’è solo un coro».[2]

 A Lost Lady è pubblicato nel momento in cui, come scrisse la stessa Cather: «the world broke in two and I belonged to the former half».[3] La scrittrice manifesta il suo risentimento nei confronti della standardizzazione che caratterizza la vita dei figli dei pionieri. Il postfrontier West sembra aver perso il suo ottimismo, tanto che «the region that once seemed endlessly bountiful and forever wild has become a land of narrowing limit»,[4] come sostiene Elliot West. La Cather scruta preoccupata sulla linea d’ombra i segni dei tempi, la corsa all’esteriorità e alla ricchezza. Quest’ultima diviene l’emblema degli anni Venti americani prima della crisi. In One of Ours la Cather esprime il suo disincanto attraverso Claude, il protagonista del romanzo, affermando: «The people had changed. He could remember when all farmers in this community were friendly toward each others; now they were continually having lawsuit. Their sons were either stingy and grasping, or extravagant and lazy, and they were always stirring up trouble».[5]

La Cather avverte la sua disillusione nei confronti della vita moderna e del mondo che la circonda, al punto da sentirne la crisi. I suoi valori divergono da quelli del consumismo e del materialismo, propri della machine-age. La nuova cultura priva di ideali è animata  da arrivismo, arroganza e da una darwiniana selezione naturale. Ciò che deriva dal passato è inevitabilmente modificato e limitato alle apparenze. In A Lost Lady, esponenti di queste due differenti culture sono Captain Forrester e Ivy Peters. Il primo, fedele ad un’economia locale fondata su rapporti di amicizia e lealtà; il secondo, proiettato verso un’economia nazionale. Lo scontro tra ideale e reale, presente e passato, maschile e femminile, il difficile rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda costituiscono il filo conduttore di tutto il romanzo.

L’autrice, pur utilizzando un narratore onnisciente (sul modello del romanzo ottocentesco) evita che il suo sguardo miri alla descrizione minuziosa ed imparziale. La voce narrante riporta il lettore quaranta anni prima, in una cittadina del Nebraska chiamata Sweet Water. Quest’ultima evoca Red Cloud, luogo in cui la Cather è condotta da bambina e che diviene lo scenario di numerose opere, trasformandosi di volta in volta in Black Hawk, Hanover, Moonstone. Il West non abbandona la produzione letteraria dell’autrice, nonostante sia un luogo sospeso tra ruffianism e civiltà.

Sweet Water è un nome parlante dal valore simbolico. Esso sta per Acqua Dolce e suggerisce una duplice connotazione. Una idilliaca, determinata dallo scenario naturale che circonda casa Forrester; l’altra meno sognante. Infatti, al concludersi di un’epoca, tale idillio diviene apparente e la dolcezza evocata è ormai perduta per sempre. Basti pensare all’incedere della ferrovia (simbolo del progresso) che minaccia la prateria.

Un senso di ambiguità domina il romanzo, a cominciare dal titolo. Lost potrebbe riferirsi all’era dei pionieri, a Mrs Forrester o alla percezione che Neil ha di quest’ultima. La parola Lady è ugualmente ambigua. Mrs Forrester appare tale agli occhi di Neil, o lo è rispetto alle donne del luogo, prive di eleganza. Perduta è la dignità di Mrs Forrester, poiché non accetta lo scorrere del tempo e il cambiamento storico-sociale. Perduta è l’infanzia di Neil e l’incanto che gli permette di sognare a Sweet Water. Perduti sono gli ideali di Captain Forrester e di coloro che si mostrano fedeli a dei valori anacronistici. Perduta è la nuova epoca, poiché priva di etica e sentimenti. Più semplicemente, perduto è tutto ciò che appartiene al passato.

A Lost Lady è un viaggio nel passato, animato dai ricordi che ruotano intorno a casa Forrester. La Cather ritiene che la gioventù coincida con il tempo delle aspirazioni, del desiderio e delle passioni e che sia l’origine di ogni impulso creativo «That all art-is ‘a way of remembering youth’».[6] Ritorna spesso nei luoghi dell’infanzia, in modo da creare visioni romantiche di ciò che è oramai perduto. Il passato rappresenta per lei una miniera letteraria e un mezzo per ritornare a se stessa. Come scrisse Edith Lewis: «She never altogether lost the past in the present».[7] Attraverso le proprie opere, la Cather mostra quanto è misera la vita quando si è isolati dal passato, poiché quest’ultimo costituisce una ricchezza interiore e non una fuga. Il passato rappresenta per l’autrice una fonte d’ispirazione ma è attraverso la scrittura che se ne appropria e ne prende pienamente coscienza, poiché per la Cather nulla è realmente perduto o inutile. Il flashback è la tecnica narrativa che permette all’autrice di mostrare la funzione del passato sul presente (così come in A Lost Lady), diventando in alcuni casi più importante dell’azione stessa.

A Lost Lady comincia con la distinzione tra due classi sociali: gli agricoltori, che sono a Sweet Water per guadagnarsi da vivere, e i proprietari terrieri, che investono del denaro «to develop our great West»;[8]  lo sviluppo tanto agognato coinciderà con il declino di un mondo. La ricchezza dell’aristocrazia locale non è evocata attraverso il denaro, bensì per mezzo della natura selvaggia, che potrebbe diventare una risorsa economica e che il Capitano si ostina a tutelare per il suo valore estetico. La distruzione dello scenario naturalistico coincide con la transizione del potere da un’epoca culturale ad un’altra. Al declino interiore del Capitano si contrappone l’ascesa di Ivy Peters.

Mrs Forrester è uno dei pochi personaggi all’interno del romanzo ad aver compreso in quale modo sia mutata la società. La Cather ha dotato di pragmatismo una figura femminile e ciò costituisce una scelta da non trascurare. Mrs Forrester non cede a facili imbarazzi in compagnia maschile, è disinvolta e di ottima compagnia. Nel suo agire è agli antipodi di Madame Bovary. Quest’ultima si è educata alla vita e all’amore attraverso le letture sbagliate (come Neil), perdendo di vista la linea di demarcazione tra reale e finzione letteraria. Non disdegna la vita mondana, l’essere corteggiata e l’amare perdutamente come nelle tragedie, sino a morirne. Mrs Forrester è più realista, non rincorre l’amore ma conquista uomini ricchi in grado di garantirle quel che desidera. Interpreta il ruolo di moglie premurosa, ma la Cather, esaltandone i gesti, gli angoli del viso, gli sguardi e gli occhi, fa intuire che il suo animo cela una verità che il lettore è in grado di apprendere solo in parte. Mrs Forrester è forse uno dei personaggi più complessi del romanzo e intensificarne il mistero contribuiscono le sfumature che la Cather aggiunge in ogni capitolo. È possibile percepire la crisi dei valori nella società moderna attraverso questa singolare eroina e non attraverso Neil o il Capitano. Infatti, nei personaggi maschili non esiste una maturazione o una reazione al progresso e ai suoi valori antidemocratici. Neil appartiene per data di nascita ed educazione alla nuova generazione, anche se non ne condivide i valori; il Capitano è talmente ancorato ai valori jeffersoniani e al passato da non avvertire quanto i tempi siano mutati. Le contraddizioni e la crisi d’identità sono da ricercare in Mrs Forrester e l’aver reso una donna la depositaria di un disagio, rende più complessa e difficile la sua realizzazione sociale.

La Cather non ritrae una donna ideale, ma una visione maschile della donna ideale. Analizza la psiche maschile e le sue fantasie riguardo le donne, la sessualità e le relazioni tra un uomo e una donna. Anche in My Ántonia e The Old Beauty si riscontra l’idealizzazione maschile di una donna e la nostalgia che scaturisce dal ricordo di un’amore giovanile. L’autrice si oppone agli stereotipi letterari e ne mostra i pericoli, anche se in modo meno critico rispetto a Virginia Woolf e Katherine Mansfield, le quali affrontano la critica agli stereotipi da una prospettiva femminile (e femminista). Non c’è progresso, cambiamento e sviluppo laddove si riscontri un idealismo nutrito da sentimentalismo. La Cather mostra che ogni forma di idealismo fa perdere di vista a Neil e al Captain il contatto conoscitivo con il presente e non permette loro di cogliere la vera essenza delle cose. Così Neil è incapace di coltivare una relazione adulta e il Captain di ogni scelta o azione matura e concreta.

Nel quarto capitolo, alla triade di personaggi precedentemente descritta, se ne aggiunge un altro: Mr Ellinger. Egli è profondamente diverso dal Captain e permette di mostrare un lato oscuro di Mrs Forrester, poiché nulla è realmente perfetto nel suo mondo. La descrizione fisica di Mr Ellinger si contrappone a quella di Captain Forrester, ma soprattutto è importante notare quanto sia diverso il temperamento dei due uomini. Così la Cather descrive Mr Ellinger: «his whole figure seemed very much alive under his clothes, with a restless, muscolar energy that had something of the cruelty of wild animals in it»[9]. A proposito del Capitan scrive: «his repose was like that of a mountain […]. His sanity asked nothing, claimed nothing; it was so simple that it brought a hush over distracted creatures».[10] Le differenze di questi due uomini rivelano i due volti di Mrs Forreser.

In A Lost Lady un ulteriore nucleo tematico è costituito dal rapporto tra l’uomo e la natura. Si riscontra che non è possibile alcuna relazione costruttiva poiché l’uomo distrugge le lande selvagge in nome del progresso e si arricchisce per mezzo di tale distruzione. Captain Forrester e Neil sono gli unici uomini capaci di un rapporto positivo. Il primo in nome di un gusto estetico e il secondo di un sentimento romantico. Le stagioni costituiscono un ulteriore tema da non trascurare. Esse scandiscono il tempo che passa ed indicano la partenza e il ritorno dei Forrester a Sweet Water. L’inverno diviene la stagione che imprigiona Mrs Forrester a Sweet Water e ne sancisce la rovina ed il declino. L’importanza che la Cather attribuisce alla natura è rintracciabile nel suo interesse per Emerson ed il Trascendentalismo. Emerson propone un abbandono emotivo dell’uomo alla natura per conquistare la libertà e prendere coscienza del proprio esistere poiché «in the tranquil landscape, and especially in the distant line of the horizon, man beholds somewhat as beautiful as his own nature»,[11] ma questo monito è oramai anacronistico. L’uomo diviene incapace di valori positivi quando perde ogni rapporto con la Natura. La distruzione dell’ambiente naturale che lo circonda coincide con l’inaridimento del proprio animo, con l’incapacità di amare e con il rendersi fautore di nefandezze e crudeltà.

Neil, a differenza dei suoi coetanei, coltiva il proprio animo attraverso la lettura di romanzi come Tom Jones e Wilhelm Meister e delle opere di Byron, di Montaigne, di Ovidio, animato da una grande curiosità per ciò che gli uomini avevano sentito. «He did not think of these books as something invented but as living creatures».[12] Così come Madame Bovary e Don Chisciotte, egli fa dei libri i suoi maestri di vita, confondendo la realtà con la finzione letteraria. Plasma la propria personalità mediante la lettura e non attraverso le sue esperienze di vita, tanto che l’idealismo lo allontana dalla realtà. Il suo sentimento e la sublimazione di Mrs Forrester sono comparabili a quelli di un qualsiasi poeta romantico. Ogni azione di Neil evoca immagini poetiche e un simbolismo dei colori. Il pericolo non è nella bellezza ma nell’ideale che attraverso di essa l’uomo crea e che ha reso Neil incapace di percepire le contraddizioni che caratterizzano Mrs Forrester.   La prima parte del romanzo si conclude con la partenza di Neil da Sweet Water per studiare architettura. Il nono capitolo segna la transizione da un vecchio mondo in declino ad uno nuovo in via di sviluppo. La rovina dei Forrester è indice della fine di un’epoca e dell’ascesa di una nuova società di cui Ivy Peters è il miglior rappresentante.

La seconda parte del romanzo coincide con i cambiamenti che Neil riscontra a Sweet Water dopo due anni di assenza. Egli torna più volte nei luoghi d’infanzia ma l’incanto è perduto per sempre poiché il tempo ne ha sciupato la bellezza. Un senso di decadenza domina questa parte del romanzo, poiché le illusioni che caratterizzano la prima parte sono qui inevitabilmente perdute. La giovinezza, gli ideali, la speranza, l’amicizia, il piacere di inebriarsi della natura appartengono al passato, il presente coincide con la perdita e la presa di coscienza da parte di Neil dell’ineluttabilità degli eventi (e del destino umano). Il gusto estetico che tutelava l’ambiente naturale è ora sostituito dalla distruzione e da un utilitarismo nutrito da una spregiudicatezza che annienta ogni idealismo.     Tutto sommato, i pionieri hanno distrutto per primi le foreste per costruire delle fabbriche di fiammiferi, si sono sostituiti ad una cultura preesistente con violenza ed arroganza; la nuova generazione è figlia di quella precedente, ne ha ereditato i valori ma, a differenza dei progenitori, evita ogni idealismo e ipocrisia. Gli ideali si rivelano inutili se il fine è il medesimo: la sopravvivenza del più forte.

Il personaggio di Mrs Forrester è ben lontano dalle eroine che tentano di affermarsi socialmente attraverso la propria indipendenza economica e la coltivazione del proprio intelletto, come il personaggio di Olive in The Bostonians di H. James. Non si può cogliere in Mrs Forrester nessuna emancipazione ma una trasgressione alle convenzioni. Per esempio, non approva che le donne fumino, poiché secondo lei il fascino femminile risiede nella diversità dagli uomini. Si può cogliere una nota polemica dell’autrice nei confronti del movimento femminista, che, proponendo pari opportunità per le donne, più che rappresentare un incentivo per l’innovazione sociale  mediante una profonda adesione ideologica, è stato da molti limitato ad un atteggiamento superficiale. La Cather prende le distanze da ogni scelta suggerita da una tendenza comune e dimostra che la vera libertà comincia dall’essere. Inoltre, Mrs Forrester è consapevole dell’importanza del denaro, ma non lo usa per raggiungere una propria autonomia, come propone la Woolf in Una Stanza Tutta per Sè, ma per una felicità materiale comunque raggiunta attraverso un uomo.

La realizzazione personale di Mrs Forrester è determinata sempre da un uomo e di volta in volta ne eredita i valori. Mrs Forrester ha un’unica ansia: il tempo. Tenta di fermarlo vivendo intensamente e non accettando di invecchiare, in seguito truccandosi in modo eccessivo apparirà grottesca, simile ad una donna da saloon. In lei è assente ogni tentativo di emancipazione, poiché il suo agire si rivela frivolo e limitato alla mondanità.

Il Captain è l’unico personaggio del romanzo in grado di nutrire grandi sentimenti e valori. Ama Mrs Forrester, pur conoscendone non solo i  pregi ma anche le debolezze; non ama un’idea di Mrs Forrester come accade a Neil; si stabilisce a Sweet Water per l’incanto del luogo e non per arricchirsi; rimborsa i propri operai nonostante rovini sé stesso. Incarna la lealtà nei confronti di chi gli sta accanto ma prima di tutto il rispetto verso sé stesso.

La morte del Captain (sesto capitolo) sancisce la fine dell’epoca dei pionieri e di un sogno. Da questo momento la vita di Mrs Forrester non sarà più la stessa «it was Mrs Forrester herself who had changed. Since her husband’s death she seemed to have become another woman. […]. But without him, she was like a ship without ballast, driven hither and thither by every wind».[13] La personalità di Mrs Forrester si rivela molto fragile in mancanza di un uomo che la guidi, «she seemed to have lost her faculty of discrimination».[14] L’agire di Mrs Forrester ricorda quello di Lady Longstreet in The Old Beauty, ma se quest’ultima fa tesoro del passato, lo ricorda e conclude: «penso che ognuno dovrebbe finire con il suo tempo»,[15] Mrs Forrester non ne è capace e non vuole inseguire il passato. Neil si allontana da Mrs Forrester, la realtà a cui assiste è talmente evidente da non riuscire a fuggirne. Le illusioni sono oramai perdute.

La volgarità della nuova generazione è descritta dalla Cather nell’ottavo capitolo. Durante una cena è possibile cogliere la grettezza di questi giovani che, pur detenendo il potere economico, sono privi di ogni cultura ed educazione. «How they hold their glasses? What is it they do to a little glass to make it look so vulgar? Nobody could ever teach them to pick up and drink out of it».[16] I tentativi di intrattenere una conversazione si rivelano vani, i ragazzi sono privi di ogni interesse ad esclusione della moda o del denaro, le apparenze si rivelano più importanti di ogni profondità intellettuale.

Attraverso un’attenta forma di costruzione, la Cather conferisce al romanzo una grande intensità narrativa. La conclusione aperta, la mancanza dell’happy end e di precetti da seguire riproducono la condizione dell’uomo moderno che mutando «si è fatto frammentario ed ed elusivo».[17] L’autrice non prende una posizione predeterminata verso i personaggi e le vicende che descrive; ma cerca una sintesi ed unità attraverso di essi. La Cather riproduce abilmente il colore locale e i dettagli della vita di frontiera nel Midwest, che in parte conosce per esperienza personale, senza rinunciare al ricorso alla propria immaginazione. A tale proposito non si può ignorare la teoria del romanzo da lei sostenuta e l’importanza che attribuisce all’immaginazione. Quest’ultima contribuisce a rendere il processo artistico qualcosa di misterioso che non può essere misurato dal ragionamento. Facendo tesoro della lezione di Poe, Willa Cather riesce a materializzare un tono o un’atmosfera in immagini precise, inserendole in una scenografia. Come sostiene Wellek «la fantasia non è creativa, è sempre una capacità di combinazione che domina la forma».[18]  La «magical memory» rappresenta per la scrittrice una fonte d’immaginazione, poiché senza il potere creativo di quest’ultima, la memoria non potrebbe produrre opere d’Arte. La romanziera ricorre alla semplificazione, alla riduzione della storia a favore della scena e all’immaginazione per occuparsi del campo riflesso della vita, del mondo dell’interiorità, de «l’umana fragilità e sofferenza».[19]

Sulla base di questi ultimi principi determina una distinzione tra romanzo come «form of amusement» e romanzo come «form of Art». Ritiene il primo una forma di consumo che ha deteriorato e mercificato l’Arte come un qualsiasi prodotto di consumo. «Riprodurre nella pagina la vera città di Parigi, le case, la tappezzeria, il cibo, […]: un’ambizione stupenda- ma, dopo tutto, non degna di un artista».[20] L’Arte non è descrizione minuziosa di un oggetto fisico, ma riflessione sull’esperienza umana. Essa diviene negazione del particolare, è la capacità di comunicare il non detto, è evocazione, perciò il procedimento da lei seguito è quello della semplificazione. La Cather parla di compression (così come Coleridge in Kubla Khan) e denuncia la pesantezza di molti romanzi storici o sociali, a favore dell’essenzialità, in modo da «lasciare libera la scena per il dramma delle emozioni».[21] Willa Cather rivendica le priorità artistiche su quelle del materiale (come suggerisce Emerson), pur non rinunciando all’artisticità del romanzo, il quale richiede un lavoro di scrittura, evitando clichés e banalità che la Cather definisce «metafore morte».[22] Così facendo, opera un compromesso tra il Realismo (che permette di descrivere una realtà oggettiva) e lo sguardo soggettivo e selezionato dell’artista. All’interno del romanzo si possono riscontrare numerose opposizioni tra: la campagna e la città, il genio artistico e la mediocrità, la natura e l’artificio, l’ordine e il caos, il maschile e il femminile. Ma il conflitto più grande resta quello tra la mediocrità e l’eccellenza, tra il pretenzioso e la mente colta, tra l’imprigionamento dello spirito umano in preoccupazioni grette e ridicole e il suo appagamento attraverso la liberazione di forze creative mediante l’Arte, la natura e le relazioni umane.

Nemici dell’Arte sono la cupidigia, il conformismo, la passività e la mediocrità, che caratterizzano i personaggi di A Lost Lady. La Cather indaga le conseguenze di questi nemici dell’energia creativa in molteplici aree tra loro differenti quali le relazioni umane e gli eventi sociali. C’è spesso nei racconti di Willa Cather, un’immagine di delicata bellezza che ci viene presentata al principio della narrazione, tratteggiata per mezzo di successive pennellate brevi e precise, che insistono sullo splendore e l’intensità di uno sguardo o sui chiaroscuri di uno spazio interiore. Ma man mano che quell’immagine diviene nitida nella mente del lettore, si avverte l’aleggiare di qualcosa d’ignoto e grigio, come il progredire di un’ombra. Molti racconti della Cather narrano l’incontro della bellezza con il male e la contaminazione morale, come A Lost Lady, o con un destino di sventura, come Gli AnniMigliori.

Il ridurre un’esistenza al racconto di pochi episodi come una successione di tappe di Via Crucis è un dato coerente con il suo rigore etico concreto ed oggettivato. La Cather riserva grande attenzione allo stile (non si dimentichi che in gioventù il suo maestro era stato Flaubert), dal sapore leggermente demodè, riuscendo a misurarsi con immagini di povertà e di squallore materiale. La convinta riproposta del mito americano del self-made men è corredata dalla postilla per cui la vita da liberi pionieri dev’essere concreta, essenziale, persino frugale. Meglio uno stanzone di legno grezzo, dove si può dormire bene e sognare, che una lussuosa scala in quercia sulla quale si scivola e si prende una distorsione (Gli AnniMigliori). Così su un isolotto sperduto del Nord Atlantico (Prima Colazione) o nelle praterie del Nebraska (Gli Anni Migliori) o nel caos di New York (The Old Beauty), il passo attento e leggero dello stile della Cather ci accompagna mostrandoci la trama e l’ordito delle esistenze, il farsi e disfarsi dei destini. Ed è bello regolare la nostra andatura di lettori sulla melodia del suo stile.   


[1] Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, Verona, Demetra, 2001. p. 160.

[2] J. Ortega y Gasset, La Ribellione delle Masse, Il Mulino, Bologna 1962, p. 3.

[3] Stafford W. S. , “Special Issue: Willa Cather”, in Modernist Fiction Studies, Purdue University West Lafayette, Indiana 1990, p.26.

[4] Ibidem.

[5] Gale, “Willa Cather and the Past”, in Studi Americani, Roma 1958, p. 214.

[6] Gelfant , “Willa Cather and A way of Remembering Youth”, in The New Pelican Guide: American Literature, Penguin Books, Harmondsworth 1988, p.410.

[7] Gale , “Willa Cather and the Past”, in Studi Americani, Roma 1958, p.210.

[8] Willa Cather, A Lost Lady, The Library ofAmerica,New York 1990, p. 3.    .

[9] Ivi p. 24.

[10] Ivi p. 26.

[11] Stafford W. S.,” Special Issue: Willa Cather”, in Modern Fiction Studies,PurdueUniversityWest Lafayette 1990, p. 8.

[12] Ivi p. 44.

[13] Ivi p. 86.

[14] Ibidem.

[15] Willa Cather, La Bellezza di un Tempo, Sellerio, Palermo 1994, p. 40.

[16] Willa Cather, A Lost Lady, The Library ofAmerica,New York 1990, p. 90.

[17] Armanda Guiducci, “Introduzione”, in Mrs Dolloway,  Newton & Compton , Roma 1997.

[18] Riccardo Reim, “Introduzione”, in Il Corvo e Altre Poesie, Demetra, Verona 1997.

[19]  Tommaso Pisanti, “Introduzione”, in La Lettera Scarlatta, Newton & Compton, Roma 1997.

[20] Accardo A. , “Willa Cather”, in I Contemporanei di Letteratura Americana, Lucarini, Roma 1982, p. 153. 

[21] Ibidem.

[22] Ibidem.

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